Caos nel Pd toscano: chi è che comanda?
Pecore Elettriche, la rubrica di David Allegranti
Articolo: Renzi contro Urso, Urso contro Renzi
Articolo: I due segretari del Pd toscano
Articolo: Le parole di Bartolozzi danneggiano Meloni?
Firenze, 15 marzo 2026 – Ai vertici del Pd toscano sta andando in scena una pittoresca coabitazione. Da una parte c’è Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd e deputato; dall’altra c’è Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd a Roma e deputato. Entrambi schleiniani, ma Furfaro è più simile all’idea di dirigente politico che ha in testa la segretaria Schlein: a differenza di altri, non ha una storia politica interna al Pd, figurarsi!, è stato pure candidato alle Europee de L’Altra Europa con Tsipras. Fossi è invece un dirigente di partito vecchio stampo, ha fatto l’assessore e il sindaco a Campi Bisenzio prima di candidarsi in Parlamento.
Da tempo il segretario regionale non gode più del favore della segreteria nazionale e i numerosi interventi e interviste di Furfaro sono lì a dimostrarlo. È stato Furfaro d’altronde a dettare la linea del Pd in Toscana per la nuova Giunta regionale, qualche mese fa: «Un Piano Casa che dia un tetto a tutti; trasporti gratuiti per gli under 30; un attacco frontale alle liste d’attesa, anche con aperture serali. E da Meloni mi aspetto che smetta di impugnare ogni nostra legge regionale: salario minimo, fine vita, delocalizzazioni», aveva ribadito Furfaro alla Nazione. «Quanto alla nuova segreteria regionale, Fossi ha capito che la partita inizia adesso. La nuova segreteria dovrà essere pienamente operativa e costruita insieme ai territori. Vuole una squadra all’altezza della sfida: rendere la Toscana un problema politico per Meloni». Agli interventi di Furfaro ha sempre risposto, anche solo indirettamente, Fossi, che per settimane ha aumentato il volume delle interviste e delle dichiarazioni politiche, cercando così di opporsi al commissariamento del Pd toscano, che per più di un dirigente politico sul territorio in realtà sarebbe già avvenuto senza essere esplicitato. Vari episodi di queste ultime settimane raccontano i tentativi di Furfaro di dettare la linea politica al Pd toscano. Il caso (o caos) Prato è palmare: a Prato, il braccio destro di Schlein ha lanciato in autonomia la candidatura di Matteo Biffoni, appena eletto consigliere regionale, già sindaco per due mandati, in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera. Biffoni è evocato dagli stessi pratesi, ma la sortita di Furfaro ha fatto agitare un po’ tutti. Chi è insomma che stabilisce la linea politica del Pd toscano? Fossi o Furfaro? Forse fanno a turno.
Forse. A Pistoia Furfaro con l’appoggio di AVS avrebbe voluto candidare direttamente a sindaco Giovanni Capecchi, docente di Letteratura Italiana all’università per Stranieri di Perugia con un passato nei Verdi. A stopparne la candidatura ci ha pensato la corrente di Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana, che ha presentato, in assemblea del Pd a Pistoia, la candidatura di Stefania Nesi, consigliera comunale, presidente della commissione consiliare urbanistica, docente di Diritto ed Economia politica. Ricco il caos che ne è conseguito: Massimo Vannuccini, segretario pistoiese, s’è dimesso e al suo posto è stata eletta all’unanimità Irene Bottacci, vicina a Dika. Le primarie che si sarebbero dovute tenere il 29 marzo, sono state spostate al 12 aprile. Al che viene da ribadire la domanda: ma nel Pd toscano chi è che comanda?
© Riproduzione riservata
