Il colpo di coda dell’inverno. Per ore senza luce e telefoni, paese in ginocchio nella neve. Strade in tilt
I carabinieri super impegnati a prestare soccorso
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Sansepolcro (Arezzo), 29 marzo 2026 – Elettricità e telefoni in tilt paralizzano per un giorno il Casentino, la viabilità impazzisce in Valtiberina per oltre ventiquattro ore. Il repentino ritorno della neve e dell’inverno (giornate campali giovedì e venerdì) ha distribuito pesanti disagi sui due comprensori della provincia di Arezzo. E-Distribuzione ha poi provveduto al ripristino del servizio elettrico, attraverso le attività di riparazione e di installazione di power station o gruppi elettrogeni, nelle aree di Badia Prataglia, Caprese Michelangelo (frazione di Fragaiolo in particolare), Montemignaio e in altre località più periferiche.
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Badia Prataglia è il paese più colpito dall’ultimo graffio dell’inverno: 43 centimetri di coltre bianca sono caduti in poche ore. E il paese è rimasto per un’intera giornata senza luce e senza linee telefoniche (con la strada 71 paralizzata verso il valico dei Mandrioli). Solo ieri nelle abitazioni è tornata l’energia elettrica grazie all’attivazione di cinque generatori. Una situazione di disagio che per alcune ore ha scatenato pure il panico tra le persone che si sono trovate la neve alla porta, bloccate in casa. Perché con i telefoni fuori uso, era impossibile contattare i familiari che stavano rientrando. Alcuni chiedevano notizie di figli irraggiungibili telefonicamente, altri di mariti o parenti che non davano notizie. E così i carabinieri della Compagnia di Bibbiena hanno messo in campo una sorta di «staffetta» telefonica e «investigativa» per rintracciare chi non rispondeva al telefono. Un lavoro senza sosta che ha impegnato i militari dell’Arma in un tour de force tra Badia Prataglia, Chiusi della Verna, Pratovecchio-Stia e sui valichi.
I pellegrini bloccati
C’è stato perfino il salvataggio di una sessantina di pellegrini rimasti impantanati col pullman nella neve sulla strada per il santuario francescano. Disagi e proteste. Il sindaco di Poppi, Federico Lorenzoni, ha definito inaccettabile questa doppia «gravissima e ingiustificabile interruzione», anche se in situazione di alta emergenza. E nel sollevare l’opportunità di indennizzi e risarcimento dei danni, Lorenzoni si è rivolto al prefetto, al presidente della Provincia e ai gestori dell’energia elettrica (avvertiti dell’allerta meteo) affinché non si ripetano i forti handicap che gli abitanti di Badia Prataglia hanno subito a causa della nevicata di giovedì scorso. Da segnalare, inoltre, che nel centro storico di Poppi il maltempo, e soprattutto il forte vento, ha abbattuto uno dei grandi pini situato nei pressi del mausoleo dedicato alle vittime di guerra. Nessun danno è stato per fortuna riscontrato.
Lunedì scuola di nuovo aperta a Badia Prataglia e alunni in classe, pure se con la neve ancora a «colorare» il paesaggio. Passando alla Valtiberina, è durato in totale ventotto ore il blocco del transito sulla E45 (dalle prime ore di giovedì fino alla tarda mattinata di venerdì) nel tratto appenninico a cavallo fra Toscana ed Emilia Romagna e già questo basta e avanza. La precipitazione è stata così intensa che giovedì sera, nella zona di Valsavignone (Comune di Pieve Santo Stefano), la neve aveva raggiunto il metro e venti centimetri di altezza. Prima disposizione attuata: il filtraggio dei veicoli a Bagno di Romagna e a Sansepolcro sud, con deviazione verso Arezzo in direzione A1 e anche verso la 258 Marecchiese, quella del passo di Viamaggio, anch’esso copiosamente imbiancato. Nove autotreni sono finiti di traverso lungo questo tracciato montano e il caos è costato ore di ritardo a un medico che avrebbe dovuto recarsi a Badia Tedalda per visite urgenti a pazienti. Hanno provveduto i carabinieri, accompagnando il professionista con un’auto di servizio attrezzata per l’emergenza neve.
Mezzi pesanti intraversati anche sopra il bar di Valsavignone, dove erano stati deviati e dove l’abbondante neve non solo li aveva sequestrati, facendoli slittare, ma rendeva addirittura problematico il lavoro di trattori e veicoli giunti per le operazioni di soccorso. “È stato un disastro – ha riferito un automobilista che si è trovato coinvolto in quel caos – e si vedevano ogni tanto i poliziotti che ci dicevano: fra un’ora si riapre. Invece, non succedeva nulla”.
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Soltanto dopo le 22 di giovedì c’è stato un lento deflusso sotto la scorta delle auto della polizia stradale di Bagno di Romagna e di Città di Castello, anche se era stato istituito il «codice nero» di massima allerta per poi consentire un doppio senso di marcia. Passata è la tempesta, dice una nota poesia: sole e temperature gradevoli sono tornate, sperando che l’esperienza di fine marzo serva da lezione per il futuro.
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