Impariamo da alpaca e cavalli. Il sogno di Giulia Povenda si avvera: "Spazio di incontro e relazione"
Giulia Povenda è tornata a Chianciano, non per una pausa, non per una parentesi, ma per costruire qualcosa di nuovo
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Una laurea in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, un’esperienza a New York presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, poi Londra, al Consolato italiano. Un percorso coerente, lineare, dentro quei circuiti globali che spesso rappresentano l’approdo naturale per chi sceglie questo tipo di studi. E invece, a un certo punto, la direzione cambia. Giulia Povenda torna a Chianciano. Non per una pausa, non per una parentesi, ma per costruire qualcosa di nuovo. Lo fa partendo da un luogo preciso: il terreno del nonno. È qui che nasce il suo progetto: un centro dedicato agli alpaca e ai cavalli in miniatura, pensato non come allevamento tradizionale ma come spazio di relazione, incontro ed educazione.
Nel giro di pochi anni, il terreno si trasforma. Gli alpaca diventano il cuore dell’attività, affiancati da mini cavalli che partecipano alle esperienze con i visitatori. Non si tratta semplicemente di attrazioni: il modello è quello di una piccola impresa rurale contemporanea, dove l’interazione con gli animali è al centro. Chi arriva — famiglie, bambini, scuole — non trova uno spettacolo, ma un contesto in cui l’approccio è lento, guidato, rispettoso. "Gli animali non sono strumenti", spiega Giulia. "Sono individui. I bambini lo capiscono subito: se si avvicinano troppo velocemente, l’alpaca si allontana. Se invece imparano ad aspettare, a osservare, allora si crea un contatto".
Negli ultimi mesi, il progetto si è ampliato. Da un lato, Giulia ha iniziato a lavorare sui derivati degli alpaca, inserendo una dimensione artigianale e sostenibile; dall’altro, ha intrapreso un percorso per diventare pet therapist, con l’obiettivo di strutturare attività rivolte anche a bambini con bisogni specifici o persone in situazioni di fragilità. "Con gli alpaca si crea un tipo di relazione molto particolare", dice, "non sono invasivi, non cercano il contatto a tutti i costi. Questo li rende adatti anche a chi ha difficoltà relazionali. È un approccio graduale, che funziona molto."
Guardata da vicino, la storia di Giulia Provenda non è solo una vicenda individuale. Rientra in un fenomeno più ampio che riguarda diverse aree interne italiane: giovani formati in contesti internazionali che scelgono di tornare, non per riprodurre modelli tradizionali, ma per trasformarli. Nel suo caso, il terreno agricolo non viene abbandonato né utilizzato in modo convenzionale. Viene riconfigurato. Diventa uno spazio ibrido, dove convivono allevamento, educazione, turismo esperienziale e, sempre di più, attività di tipo terapeutico.
È una trasformazione che ha anche un impatto sul territorio. Chianciano Terme, storicamente legata al termalismo, negli ultimi anni ha cercato nuove forme di attrattività. Progetti come quello di Giulia contribuiscono a diversificare l’offerta, intercettando un pubblico diverso, interessato a esperienze all’aria aperta, al contatto con gli animali, a forme di turismo più lente. Alla base, però, resta un elemento semplice e concreto: il legame con la terra. "Questo posto è parte della mia famiglia", racconta. "Tornare qui non significa tornare indietro. Significa andare avanti, ma con delle radici".
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