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Rosini: la psicologia del possesso (Video)

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16.09.2026

Medicina a km 0. Anatomia di una relazione che diventa pericolosa

Ci sono relazioni che nascono come storie d’amore e che, lentamente, si trasformano in controllo, possesso, manipolazione e persecuzione. Il rifiuto dell’altro non viene più vissuto come una scelta legittima, ma come un’umiliazione, un abbandono intollerabile o la perdita di qualcosa che si considera propria. In alcuni casi estremi, questo processo può sfociare nello stalking, nelle minacce, nelle aggressioni e, tragicamente, nell’omicidio della persona che si voleva controllare. Ma che cosa accade realmente nella mente di chi non accetta la fine di una relazione? Quanto contano l’empatia, la personalità, la storia familiare, il funzionamento del cervello, i fattori genetici e quelli ambientali? E soprattutto: esistono segnali che possono essere riconosciuti prima che sia troppo tardi?

Per affrontare e rispondere a queste domande abbiamo intervistato il professor Enrico Rosini, specialista in psichiatria e psicoterapia, docente di Psicopatologia Clinica nella Scuola di specializzazione in Psichiatria presso l’Università Sapienza di Roma, che invita innanzitutto a evitare semplificazioni pericolose. La prima riguarda il linguaggio. Espressioni molto diffuse come “persona tossica” hanno scarso significato dal punto di vista clinico e rischiano di confondere fenomeni differenti: tratti psicopatici, narcisismo patologico, disturbo antisociale di personalità, controllo, stalking, manipolazione, disregolazione della rabbia e altre condizioni non sono sinonimi e non permettono, da sole, di prevedere un comportamento violento. 

Anche l’idea che la violenza possa essere spiegata semplicemente con la malattia mentale è fuorviante: la grande maggioranza delle persone che........

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