Il turismo, un bancomat del potere pubblico
Dopo la stretta sugli affitti brevi, anche la tassa di soggiorno entra nella logica del controllo pubblico del turismo.
In Italia, quando lo Stato non riesce a garantire una funzione essenziale, non si riforma: sposta semplicemente il conto. È ciò che sta accadendo con la proposta avanzata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che punta a consentire ai Comuni di destinare una quota della tassa di soggiorno alla videosorveglianza e alla sicurezza urbana nelle città turistiche. Non si tratta di una tassa nuova, ed è proprio questo il punto più rivelatore: si utilizza un’imposta già esistente per finanziare funzioni che lo Stato dovrebbe garantire con la fiscalità generale. È la stessa impostazione politica che ha guidato la stretta sugli affitti brevi: meno spazio al mercato diffuso, più controllo amministrativo, più dipendenza del turismo dalle scelte della politica.
In questo contesto, l’estensione dell’uso della tassa di soggiorno alla sicurezza urbana rappresenta un ulteriore passo nella trasformazione del turismo da settore spontaneo e competitivo a comparto sempre più regolato e gestito dall’alto. Finora il gettito era destinato a promozione turistica, servizi, trasporti e decoro urbano; ora diventa utilizzabile anche per videosorveglianza e monitoraggio delle aree ad alta presenza di visitatori. Il linguaggio è rassicurante — città più sicure,........
