Preferenze: ha vinto l’autoconservazione (e il populismo)
La bocciatura, per pochi voti e a scrutinio segreto, dell’emendamento che avrebbe reintrodotto (almeno in parte) le preferenze nella legge elettorale non è soltanto un episodio parlamentare. È il segnale di un problema più profondo: la difficoltà del sistema politico italiano nel restituire agli elettori un potere effettivo nella scelta dei propri rappresentanti.
Quando si interviene sulle regole che determinano la formazione della classe dirigente, spesso le differenze tra gli schieramenti tendono ad attenuarsi. Le divisioni ideologiche lasciano spazio a un interesse comune: la conservazione degli equilibri esistenti. È una dinamica fisiologica di ogni sistema di potere, ma diventa un problema quando riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Da oltre vent’anni il Parlamento italiano è composto prevalentemente attraverso meccanismi che affidano ai partiti il controllo della selezione dei candidati. Prima con il Porcellum, poi con le formule successive, la logica non è sostanzialmente cambiata: l’elettore sceglie una forza politica, ma raramente può incidere direttamente sull’identità delle persone chiamate a rappresentarlo.
Il risultato è una trasformazione profonda della democrazia rappresentativa. Il parlamentare tende a dipendere più dalla fiducia della leadership che dal consenso degli elettori. Il rapporto con il territorio perde centralità, mentre........
