I magistrati mettono in povertà i giornalisti
Il mio amico e collega Aldo Torchiaro mi ha girato la pagina del Il Riformista che elenca le pendenze giudiziarie di giornalisti ed editore Romeo con tutte le sue testate. Soprattutto cause azionate da magistrati e potenti in genere che, oltre alla condanna penale (che forse va vista in subordine) puntano a pesanti rivalse patrimoniali sui giornalisti. Quest’ultima oggi categoria davvero fragile, come del resto la stessa libertà di stampa.
I giornali non si vendono più, soprattutto la pubblicità viene tutta concentrata verso siti e “tivù istituzionali” (Rai, Mediaset, LA7, Sky). Con l’esile contribuzione pubblica la sopravvivenza della libera stampa è inesorabilmente compromessa. A questo quadro s’aggiungono le mirabolanti pretese risarcitorie di magistrati, alti burocrati, banchieri, industriali globalisti, big e vip di sistema. Tutti uniti a censurare, a mettere il bavaglio alla stampa attraverso pesantissime cause civili.
In questa Italia (forse anche in questa Europa) è andato perso il senso della misura e anche del perdono. Chi scrive ha iniziato questa professione negli anni ‘80, memore di cosa consigliavano i genitori negli anni ‘70: negli anni del liceo consigliavano: “Non parlare di politica a scuola o nei bar, evita di far capire come la pensi perché non sappiamo da che parte politica possano pendere i professori”.
Il primo articolo pubblicato a firma dello scrivente mise a lutto la famiglia. Mio padre sentenziava con faccia tirata: “In questo paese, oltre alla preparazione, serve sapersi fare i caxxi propri”. Ma negli anni ‘80 le cose andavano........
