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Izmail nel mirino di Mosca

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La propaganda parla di arsenali Nato distrutti, ma le prove raccontano una realtà molto diversa

Ogni guerra produce due battaglie parallele: quella combattuta sul terreno e quella combattuta attraverso le narrazioni. L’attacco russo dell’11 luglio contro il distretto portuale di Izmail, sul Danubio, è un esempio perfetto di questa diramazione. Da una parte Mosca ha rivendicato la distruzione di depositi di armi, carburante e infrastrutture logistiche riconducibili ai rifornimenti occidentali destinati all’Ucraina. Dall’altra, Kiev ha confermato il raid, ma ha parlato di danni limitati e di continuità operativa del porto. Tra queste due versioni esiste però un elemento decisivo: allo stato delle informazioni pubblicamente verificabili, non esistono prove indipendenti che confermino la distruzione totale dei presunti depositi militari evocati dalla propaganda del Cremlino. Questo non significa minimizzare l’importanza strategica di Izmail. Al contrario. Il porto rappresenta uno dei cardini della resilienza logistica ucraina.

Dopo l’uscita della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero nel 2023, il sistema danubiano è diventato una fondamentale alternativa ai grandi scali di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi. Attraverso il........

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