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Lupus in fabula

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10.03.2026

C’è una vecchia espressione latina che descrive perfettamente una dinamica ricorrente della politica internazionale: lupus in fabula. Il lupo nella favola. O, più precisamente, il lupo che compare proprio mentre si parla di lui. Negli ultimi giorni la Russia di Vladimir Putin sembra voler recitare un ruolo sorprendentemente familiare: quello del partner ragionevole, persino del possibile benefattore energetico dell’Europa. Il messaggio, più o meno esplicito, è semplice e suona quasi rassicurante: dopo anni di tensioni, crisi diplomatiche, sanzioni e contrapposizioni, Mosca potrebbe tornare a fornire petrolio e gas al Vecchio continente a condizioni vantaggiose. Energia abbondante, prezzi più contenuti, relazioni “normalizzate”. Come se nulla fosse accaduto. Come se la storia recente fosse soltanto una parentesi spiacevole, un incidente geopolitico da archiviare rapidamente per tornare alla consueta interdipendenza economica tra Russia ed Europa.

È una narrazione che merita di essere osservata con un minimo di memoria storica, che in geopolitica è spesso la prima vittima della convenienza del momento. Se qualcuno mi chiedesse di raccontare in modo semplice gli ultimi 25 anni della politica estera russa, probabilmente ricorrerei proprio a una favola. La storia di un lupo aggressivo che per anni ha ringhiato ai vicini, ha messo alla prova le recinzioni del bosco europeo e, quando possibile, le ha abbattute. Un lupo che ha dimostrato più volte di considerare i pascoli altrui non come territori sovrani ma come spazi contesi, zone di influenza da recuperare o controllare. E che, a un certo punto, decide di presentarsi con un vello di lana sulle spalle, parlando con voce pacata e promettendo cooperazione, stabilità e pragmatismo. In questa favola il lupo improvvisamente scopre una........

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