menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’Ucraina, la verità e la memoria che la Russia non può cancellare

21 0
21.09.2026

La verità non è soltanto un principio morale. Per un popolo che ha subito persecuzioni, deportazioni, repressioni e tentativi di cancellazione della propria identità, la verità diventa uno strumento di sopravvivenza. Perché ogni aggressione non si limita a colpire le persone, distruggere le città o occupare un territorio. Cerca anche di imporre una narrazione nella quale la vittima perde il diritto di raccontare ciò che ha subito e l’aggressore pretende di stabilire ciò che deve essere ricordato e ciò che, invece, deve essere dimenticato. È quanto è accaduto più volte nella storia dell’Ucraina. Dall’Holodomor, la carestia provocata dalle politiche staliniane che tra il 1932 e il 1933 causò la morte di milioni di ucraini, alle repressioni sovietiche, dalle deportazioni forzate ai tentativi di soffocare la lingua e l’identità culturale del Paese, la storia ucraina è attraversata da tragedie che il potere ha cercato di nascondere, minimizzare o riscrivere. Non bastava colpire un popolo. Occorreva impedirgli di conservare la memoria di ciò che aveva subito, perché un popolo privato della propria storia diventa più vulnerabile a chi pretende di decidere il suo futuro. Oggi, a oltre quattro anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, quella stessa logica si ripresenta attraverso strumenti diversi. Ai missili che colpiscono le città, ai droni che seminano morte e distruzione e all’occupazione dei territori si affianca una guerra combattuta sul terreno dell’informazione. La propaganda del Cremlino cerca di giustificare........

© L'Opinione delle Libertà