Il disarmo che ha armato Kyiv
Vladimir Putin aveva promesso di “demilitarizzare” l’Ucraina. È riuscito nell’impresa opposta. Voleva cancellare la capacità militare di Kyiv, ridurla a protettorato disarmato, trasformarla in uno spazio grigio fra Russia ed Europa, abbastanza debole da non decidere il proprio destino e abbastanza impaurito da non alzare più la testa. A distanza di oltre quattro anni dall’invasione su larga scala, il risultato è davanti agli occhi di tutti: l’Ucraina è diventata una delle potenze militari più innovative del continente europeo.
È questo il paradosso più bruciante della guerra scatenata da Mosca. Il Cremlino voleva chiudere per sempre la questione ucraina. Invece l’ha resa centrale. Voleva impedire all’Ucraina di avvicinarsi all’Occidente. Invece l’ha saldata politicamente, militarmente e culturalmente all’Europa. Voleva umiliare un Paese che considerava artificiale. Invece ha contribuito a forgiare una nazione in armi, capace di resistere, adattarsi, innovare e colpire un nemico enormemente più grande.
Nel febbraio 2022, Putin presentò l’invasione come un’operazione necessaria per “denazificare” e “demilitarizzare” l’Ucraina. La prima formula era propaganda allo stato puro, utile a disumanizzare il nemico e a rivestire di menzogna ideologica una guerra coloniale. La seconda era il vero obiettivo strategico: togliere all’Ucraina ogni capacità autonoma di difesa. Mosca non voleva soltanto territori. Voleva un Paese inerme. Voleva che Kyiv non fosse più in grado di scegliere, resistere, allearsi, proteggersi.
Ma la storia, talvolta, si vendica con ironia crudele. L’Ucraina che Mosca pensava di schiacciare in pochi giorni si è trasformata nel laboratorio militare più avanzato d’Europa. La guerra l’ha costretta a fare in pochi anni ciò che molti Paesi europei........
