Gazprom, il prezzo dell’inadempimento
Ci sono guerre che si combattono con i carri armati, con i droni e con i missili. E poi ce ne sono altre che si combattono nei tribunali, nelle camere arbitrali internazionali e negli studi legali sparsi tra Zurigo, Astana, Londra e, forse domani, Roma. La decisione con cui la Corte del centro finanziario internazionale di Astana ha autorizzato l’esecuzione nel territorio kazako del lodo arbitrale ottenuto dal gruppo energetico statale ucraino Naftogaz contro Gazprom vale circa 1,4 miliardi di dollari, ma sarebbe un errore considerarla soltanto una disputa commerciale tra due colossi dell’energia. In realtà racconta qualcosa di più profondo: come la guerra di aggressione russa su vasta scala contro l’Ucraina continui a produrre effetti ben oltre il campo di battaglia. Da oltre quattro anni l’attenzione europea si concentra inevitabilmente sui fronti militari: l’assistenza a Kyiv, la tenuta dell’economia russa, le sanzioni, l’evoluzione dei combattimenti, i possibili negoziati. Nel frattempo, però, si è aperto un altro fronte, meno visibile ma probabilmente destinato ad avere conseguenze durature: quello della responsabilità giuridica ed economica. Le guerre, del resto, raramente terminano quando tacciono le armi. I trattati di pace chiudono i conflitti militari, ma lasciano quasi sempre aperti contenziosi che possono protrarsi per anni o addirittura decenni.
Debiti, riparazioni, controversie patrimoniali, arbitrati internazionali e richieste di risarcimento continuano spesso a produrre effetti molto tempo dopo la fine dei combattimenti. La vicenda nasce dall’accordo sul transito del gas concluso nel 2019 tra Gazprom e il gruppo energetico statale ucraino Naftogaz. In base a tale intesa, la parte ucraina era tenuta........
