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Cia: Mosca non sfidi la Nato

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30.08.2026

Quattro ore a Mosca, nessun incontro diretto con Vladimir Putin e pochissime spiegazioni ufficiali. Ma la visita a sorpresa compiuta dal direttore della Cia John Ratcliffe nella capitale russa sembra avere avuto uno scopo molto più preciso di quanto lasci intendere la definizione di missione “semi-routine” utilizzata da Donald Trump: consegnare al Cremlino un avvertimento affinché non tenti di mettere alla prova la Nato con un'azione contro uno dei Paesi dell’Alleanza.

Secondo fonti informate sui contenuti della missione, Ratcliffe sarebbe stato inviato a Mosca dopo che nuove valutazioni dell’intelligence statunitense avevano indicato la possibilità che Vladimir Putin, nel prossimo futuro, possa decidere di verificare concretamente la determinazione occidentale attraverso un’azione militare deliberatamente limitata. Non necessariamente, quindi, un’invasione su larga scala, ma qualcosa di potenzialmente ancora più insidioso: un attacco informatico particolarmente grave, un’operazione ibrida oppure una circoscritta incursione terrestre, con i Paesi baltici tra gli scenari considerati più plausibili. È proprio il carattere “limitato” dell’eventuale iniziativa russa a rendere questa valutazione particolarmente preoccupante. Mosca non avrebbe bisogno di conquistare vaste porzioni di territorio né di affrontare frontalmente l’intera Alleanza atlantica. Potrebbe essere sufficiente creare una situazione abbastanza grave da imporre una risposta, ma abbastanza circoscritta da generare esitazioni e divisioni tra gli alleati. In altre parole, il vero bersaglio non sarebbe necessariamente il territorio di Estonia, Lettonia o Lituania, ma la credibilità politica dell’articolo 5.

La deterrenza collettiva della Nato si fonda infatti su un principio semplice: qualsiasi potenziale aggressore deve essere........

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