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Le missioni militari italiane Onu sono inutili

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11.03.2026

Nel corso del tempo diverse voci hanno rilevato più di un pelo nell’uovo nella missione Unifil in Libano, e non parliamo della passeggiata di Massimo D’Alema a braccetto con un capo di Hezbollah lungo le strade di Beirut. Unifil dovrebbe terminare entro il 2027, ma l’Italia è impegnata anche altrove. Quando, nel corso del conflitto di Gaza, Hezbollah cominciò a lanciare missili su Israele dal Libano, per alcune volte i colpi dell’artiglieria israeliana finirono vicino agli accampamenti della missione Onu lungo il confine. Ci fu una reazione forte da parte dei nostri vertici militari e politici. Ebbene, con la milizia sciita in Libano non ci furono incidenti simili. Si dice da più parti che con Hezbollah (e quindi con l’Iran) ci sarebbero accordi inconfessabili ma reali.

Ne parliamo con un ufficiale italiano che ha partecipato a diverse operazioni di interposizione, il cui nome rimarrà riservato.La sintesi della sua esperienza è: “Le missioni Onu sono contraddittorie sotto gli aspetti militari. Sono incompatibili con le regole di ingaggio minime e chiedono in sostanza di ‘Contribuire alla collaborazione tra le parti’. Il che è aria fritta.”

Quando i Caschi Blu Onu erano molto presenti, soprattutto in Africa, vi furono gravi scandali. Nel 2015 Paula Donovan, della Ong Aids-Free World, pubblicò un rapporto su gravi violenze sessuali di militari Onu ai danni di donne e bambini. Nel 2014 risultò che “alti funzionari Onu per i Diritti umani hanno ignorato a lungo le denunce raccolte dai loro stessi responsabili”. Gli scandali di quel tipo erano legati a militari di alcune nazioni, del tutto inadeguati. Il punto di svolta sul piano strettamente militare è stata la missione UNProfor a Srebrenica, che nel luglio 1995 fallì nel compito di proteggere quella zona protetta. In quel caso fu il contingente olandese Dutchbat III a non interporsi con le armi mentre i serbi massacravano 8.000 bosgnacchi. In effetti il battaglione olandese ubbidì a protocolli di intervento limitati, con un armamento insufficiente e senza un concreto supporto dell’aviazione.Da quel momento l’Onu ridusse ancora di più la possibilità di autodifesa e di interposizione attiva da parte delle forze di peacekeeping. Sostanzialmente si trattava di “evitare ogni guaio non interponendosi nel caso di scontri”, il che significa ripetere esattamente il disastro di Srebrenica.Nel 2002-2003 a Copenhagen partecipai all’iniziativa di creare un comando Onu unificato, almeno per il Forced Entry. Fu utilizzato poco, soprattutto nel conflitto tra Etiopia ed Eritrea e in Ghana come Dpo tattico. [Il Dipartimento per le Operazioni di Pace (Dpo) dell’Onu definisce politiche, ruoli e supporto per operazioni basate sul consenso delle parti e l’uso limitato della forza, Ndr].

Questi limiti sono gli stessi del nostro contingente Unifil in Libano? È così anche in quell’area. I militari della missione Onu in sostanza devono fare finta di tenere separati Hezbollah e l’esercito israeliano (Idf). Nessuno si deve fare male.

Ciò significa cedere ai ricatti di Hezbollah, che sarebbe regolarmente pagata da noi − come si dice − perché gli accampamenti Unifil non vengano colpiti dagli sciiti iraniani in Libano?È possibile. Alla fine si deve pagare, soprattutto se non si ha a che fare con un esercito. Sono i problemi che si hanno con chi combatte una guerra non convenzionale.

Però non è vergognoso pagare una delle due parti quando si svolge un ruolo di equidistanza e interposizione? Non è la stessa logica del così detto Lodo Moro, il presunto accordo secretato − di cui parlò il Presidente Francesco Cossiga − tra lo Stato italiano e le organizzazioni palestinesi allo scopo di non essere colpiti da attentati? Se è per questo, non siamo i soli ad avere gestito situazioni inconfessabili con terroristi e Stati Canaglia. Riguardo alle missioni di peacekeeping Onu, il problema è la mancanza di regole d’ingaggio. A volte poi diventano un bancomat per........

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