La Storia in Giallo: Hormuz e dintorni
Un collo di bottiglia strangolerà la Cina? Chi perde e chi vince nella roulette di Hormuz? Diciamo prima “Chi” più di tutti ha da perdere da una sua chiusura prolungata. Indubbiamente, il primo sconfitto tra tutti è l’Europa “che schiava del petrolio Dio la creò!”. Anzi: la viziata Vecchia Signora ci si è messa da sola in trappola, soprattutto quanto ha deciso, a seguito della chiusura delle centrali nucleari tedesche e italiane, di tagliarsi le ali della crescita con la demagogia green, ben sapendo che esisteva già da allora un assoluto monopolista mondiale delle energie pulite: la Cina.
Ma c’è di più: prima della guerra in Ucraina, la Germania merkeliana aveva costruito tenacemente un doppio cordone ombelicale gessifero (una sorta di corda dell’impiccato energetica) ancorato ai giacimenti siberiani di gas, creando un’altra dipendenza strategica dell’Europa dalle forniture russe a buon mercato. Altra strozzatura clamorosa quest’ultima, che sta costando carissima dopo la chiusura di Hormuz. Ma se lo Stretto non riaprirà alla svelta, anche grazie a una manovra a tenaglia tra Paesi del Golfo e Cina nei confronti di Teheran, a piangere lacrime amare subito dopo gli europei sarà proprio Pechino. E questo perché il taglio della crescita in Europa sarà per lei peggio di un reflusso gastrico destinato ad avvelenare l’intero metabolismo commerciale globalizzato della Cina, che si regge quasi esclusivamente sull’export per smaltire quote crescenti di produttività in forte esubero delle sue industrie di beni.
Di Donald Trump si può dire di tutto e di più (e probabilmente non ci si sbaglia), ma non che abbia la vista corta sui disegni di Pechino che intende dominare il mondo con la sua tecnologia e la supremazia digitale. Sogno ambizioso che, fino a ora, poggiava sulle gambe malferme delle forniture di gas e petrolio........
