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L’Africa razzista: neri contro neri

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15.07.2026

“Homo hominis lupus” è un detto universale latino di Plauto che vale per ogni colore ed etnia. Compreso, quindi, il Sudafrica, in cui è rapidamente tramontato per esclusiva colpa delle élite africane locali, corrotte e clientelari, il sogno di Nelson Mandela di una nazione di liberi in un Paese multietnico. Quando l’African National Congress (il partito di Mandela) prese il potere a Johannesburg, varò nel 2003 la famosa politica “Bee” (Black Economic Empowerment), con il fine di ridurre le disuguaglianze lasciate dall’Apartheid, nata per offrire vantaggi economici alle persone di colore. I punti chiave includono: la proprietà aziendale; l’assunzione di personale locale e l’acquisto di beni e servizi da fornitori certificati. Le aziende ottengono un punteggio calcolato in base ai parametri di assunzione, formazione, cessione di quote sociali a lavoratori di colore e acquisto di prodotti da aziende con lavoratori sudafricani. Il sistema non è privo di difetti, dato che alla prova dei fatti a esserne realmente avvantaggiati sono stati gruppi ristretti di persone benestanti. Inoltre, la cessione di finte quote di proprietà (così detta pratica del fronting) ha favorito l’aggiramento delle regole, per cui è in fieri un nuovo sistema che consentirebbe alle aziende di versare denaro in un fondo ad hoc, invece di cambiare la proprietà interna. Come tutte le politiche liberiste pilotate dall’alto, il sistema Bee ha deluso tutte le speranze di creare attraverso il suo meccanismo una classe media africana, facendo fallire i tentativi degli ultimi trenta anni di fare del Sudafrica una società più equa. Per valutarne gli effetti negativi, è sufficiente consultare il coefficiente Gini, che rappresenta una misura statistica della........

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