L’Europa cerca ancora una risposta alla sfida migratoria
Nel dibattito politico italiano si è spesso consolidata l’idea che i centri di permanenza per il rimpatrio rappresentino una peculiarità nazionale, quasi una soluzione ideata esclusivamente dalla politica italiana per affrontare l’immigrazione irregolare. La realtà europea racconta invece una storia molto diversa.
La detenzione amministrativa degli stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione costituisce da decenni uno strumento utilizzato dalla maggior parte degli Stati europei. Francia, Germania, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Grecia dispongono da anni di strutture analoghe ai Cpr italiani, nelle quali vengono trattenuti temporaneamente cittadini stranieri in attesa di essere identificati o rimpatriati.
La questione che oggi divide governi, opinione pubblica e istituzioni europee non riguarda tanto l’esistenza di tali centri, quanto piuttosto la possibilità di collocarli fuori dai confini dell’Unione Europea. Anche su questo fronte, tuttavia, sarebbe fuorviante descrivere il progetto italiano come un’iniziativa isolata.
L’accordo tra Italia e Albania ha certamente rappresentato il caso più visibile e discusso, ma il principio dell’esternalizzazione delle procedure migratorie e dei rimpatri è oggetto di riflessione in numerosi Paesi europei. Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Germania hanno più volte manifestato interesse verso modelli che consentano di gestire parte delle procedure in........
