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L’enciclica di Leone XIV, l’Intelligenza artificiale e le sorti della democrazia

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27.05.2026

Nella sua prima enciclica, significativamente intitolata Magnifica humanitas, Papa Leone XIV ha scelto di non parlare anzitutto di geopolitica, né di crisi ecclesiastiche interne, né semplicemente di morale individuale. Ha deciso invece di collocare al centro del suo pontificato una questione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi fantascientifica: l’Intelligenza artificiale e il destino umano nell’epoca degli algoritmi. E già il sottotitolo del documento chiarisce la prospettiva da cui il Papa guarda il problema: “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”. Non è soltanto un testo religioso. È anche, in molti passaggi, un documento filosofico e politico di straordinaria durezza verso la concentrazione del potere tecnologico contemporaneo. Uno dei passaggi più significativi afferma infatti che “chi controlla l’Ia imporrà la propria visione morale”, trasformandola nella “infrastruttura invisibile dei sistemi”. In poche righe viene così evocato uno scenario che fino a poco tempo fa apparteneva soprattutto alla letteratura distopica: la possibilità che algoritmi, piattaforme e sistemi di calcolo diventino non semplici strumenti tecnici, ma architetture invisibili capaci di modellare il modo stesso in cui gli uomini percepiscono il mondo. È difficile non cogliere qui un cambiamento storico profondo.

Le grandi democrazie liberali moderne erano nate in un’epoca relativamente lenta: quella della stampa, dei giornali, delle assemblee parlamentari, della discussione pubblica condivisa. Persino i conflitti ideologici più radicali presupponevano ancora un terreno comune di realtà. Gli individui potevano pensarla diversamente, ma abitavano grosso modo lo stesso universo simbolico. L’ecosistema digitale ha già incrinato questa condizione. I social network hanno frammentato il discorso pubblico in una moltitudine di microambienti emotivi; gli algoritmi hanno iniziato a selezionare invisibilmente ciò che vediamo; la velocità dell’informazione ha ridotto drasticamente il tempo della riflessione; il sovraccarico continuo di stimoli ha eroso attenzione e memoria profonda. Ma l’Intelligenza artificiale rischia di portare questo processo a un livello incomparabilmente superiore, perché non si limita a distribuire contenuti: può produrli, adattarli psicologicamente ai diversi destinatari, personalizzarli, moltiplicarli all’infinito. Per questo il Papa insiste sul fatto che l’Ia “non è moralmente neutra”. Non esiste infatti alcun algoritmo completamente innocente. Ogni sistema incorpora priorità, selezioni, criteri, esclusioni, gerarchie di valori. E quando tali sistemi........

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