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Arturo Diaconale non frignava come D'Agostino per una querela

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18.05.2026

Chiunque abbia osato mettere in dubbio le narrative conformi al pensiero unico stagionale o l’assoluta limpidezza del potere politico, finanziario e soprattutto dello strapotere giudiziario s'è beccato querele, senza perciò divenire querulo e piagnucoloso. Quando piovve su di me e Arturo Diaconale la querela dell’assessore alla mobilità del Comune di Roma, allora retto da Francesco Rutelli, non ci strappammo i capelli, né, per la rabbia, lanciammo accuse stolte e ridicole al querelante Walter Tocci, tipo che avesse qualche lontana responsabilità nella misteriosa scomparsa della sedicenne Elisa Claps o nell’omicidio di Antonella Di Veroli. Ci limitammo, soltanto, a riflettere inter nos sulla temperie illiberale, avvelenata dal manipulitismo eversivo, sul quale Arturo scrisse un libro straordinario e sempre attuale (Tecnica postmoderna del colpo di Stato: magistrati e giornalisti, Spirali, 1995). Il golpe mediatico-giudiziario premiò antichi iscritti al Pci come Tocci, da noi ribattezzato “er sor più multe per tutti”, o imbarbarì ex libertari radicali divenuti forcaioli come Rutelli. L’allora sindaco della Città Eterna, infatti, a sua eterna vergogna, revocò la nomina ad assessore a un avvocato colpevole di far l’avvocato, assistendo legalmente Bettino Craxi.

Il romanesco titolo........

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