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Taccuino Liberale. Il metodo comunicativo di una certa politica

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11.09.2026

Prima che la questione passi in cavalleria, soverchiata dalle tante notizie e questioni più imminenti, qualche considerazione sulla comunicazione dei politici e dell’eco sul giornalismo nostrano, vale la pena appuntarla sul taccuino, soprattutto su questo che è un taccuino liberale.

C’è una questione di metodo comunicativo che riguarda quella che rimane comunque la notizia della settimana, ossia l’esito delle elezioni in Sassonia, che si sono svolte domenica scorsa e che hanno visto vincere la formazione dell’AfD. 

Un certo giornalismo italiano, abituato al mondo ovattato delle redazioni sempre più autoreferenziali, per descrivere l’elettorato tedesco che ha scelto AfD ha utilizzato lo stesso tipo di narrazione che aveva usato qualche giorno prima − in modo assolutamente compiaciuto − per riportare anche le parole di Bonaccini sulle caratteristiche culturali ed intellettuali dell’elettorato di destra italiano. 

Proviamo quindi a capire l’effetto che fa quello che propina il giornalettismo nostrano. Se prendiamo le parole di Bonaccini che ci dice che chi vota a destra studia − o ha studiato − meno, sta implicitamente affermando che l’elettorato di sinistra è l’opposto, ossia è quello che ha studiato di più, è più cool, insomma è il migliore. Per l’immaginario collettivo una affermazione del genere implica elitarismo, presunta superiorità culturale, etc. 

In effetti, se si pensa all’elettore “medio” del Pd di Roma (ma potremmo dirlo con ogni probabilità anche di una certa Milano) l’immagine che ci balza immediatamente alla mente è il radical chic del centro storico o dei Parioli, quello che ha frequentato il liceo classico giusto, è laureato in storia o filosofia, al massimo ha fatto scienze politiche o architettura; va in bici, veste con abiti di fibre vegetali come il bamboo,........

© L'Opinione delle Libertà