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Sfida Conte-Schlein: il fattore V

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02.09.2026

V, come Vaticano. Nessuno si illuda: anche questa volta la Chiesa di Roma vorrà dire la sua - con la dovuta discrezione - sulla vicenda della leadership del centrosinistra.

Non è una novità che da “Oltretevere” si guardi con attenzione a ciò che accade nel campo progressista. Dopo la caduta del dogma dell’unità dei cattolici in politica, incarnato durante il tempo della Prima Repubblica dalla centralità egemonica della Democrazia Cristiana, l’organizzazione religiosa – strutturata sui territori attraverso una fitta rete di associazioni del volontariato cattolico assistite e sostenute dalle gerarchie ecclesiastiche fino ai massimi livelli dello Stato Vaticano – ha avuto un ruolo nella contesa politica italiana. Sempre a sinistra, salvo rare eccezioni. Il centrodestra, la sua ideologia, i suoi leader, non sono mai stati amati dal mondo cattolico. Sono stati subiti. A cominciare dal “peccatore” per eccellenza: Silvio Berlusconi. Per non dire di Matteo Salvini, che ha provocato nei “veri fedeli” grande sdegno e riprovazione quando andava girando con un rosario tra le mani nel mentre predicava – e praticava – dalla sede di governo la chiusura delle porte agli immigrati e il pugno duro contro l’accoglienza dei clandestini.

Con Giorgia Meloni, non è andata diversamente. Anche se, bisogna dirlo, lei ha fatto di tutto – financo rompere in malo modo con l’amico Donald Trump quando questi ha attaccato papa Leone XIV – per tenere aperto un canale di dialogo costruttivo e di vicinanza con la Santa Sede. E questo ha disturbato non poco gli irriducibili fan della Chiesa di Cristo idealmente schierata accanto agli eredi improbabili del pensiero di Karl Marx.

Tuttavia, un conto sono le pulsioni sentimentali dell’associazionismo cattolico, altro conto è il doveroso pragmatismo di chi governa la Chiesa universale. Ecco perché da parte dei vertici della Santa Sede l’atteggiamento verso una leader vincente e apprezzata dalla maggiorana degli italiani, ancorché di destra, ad oggi è stato sostanzialmente positivo. Ma ciò non toglie che il cuore di vescovi, prelati, parroci e arcidiaconi batta principalmente a sinistra, nel campo progressista.

Ma anche lì, non è tutto uguale. Non è pensabile che sull’altra sponda del Tevere qualunque opzione programmatica possa andare bene e un leader del........

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