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Il fantastico mondo della narrazione progressista

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21.04.2026

Per una volta scendiamo dall’ottovolante delle decisioni di Donald Trump, in particolare sul fronte della crisi con l’Iran, e proviamo a guardarci intorno. Già, perché nel tempo storico del verosimile che prende il posto della verità basta avere la mente sgombra dai pregiudizi per vedere ‒ anzi, no: per toccare con mano ‒ l’azione corrosiva della realtà narrata dal politicamente-corretto di matrice progressista, che è cosa diversa dalla vita vera, vissuta dalla gente.

Potrebbe sembrare una banalità, una roba da scoperta dell’acqua calda. Ma non è così. Lo comprendono in pochi e quei pochi hanno il dovere di denunciare a voce alta l’ormai prassi consolidata della mistificazione della realtà che passa, principalmente, dall’addomesticamento delle notizie ad uso del potere egemone che in Europa, per quanti sforzi faccia la destra di farsi spazio, resta saldamente nelle mani della cultura liberal (nell’accezione americana del termine) e progressista e che ha nell’eurocrazia di Bruxelles uno dei centri di maggiore irradiazione.

Diamoci un taglio con i giri di parole allusivi e stiamo ai fatti, i quali restano l’ultimo strumento di difesa che l’opinione pubblica può opporre alla violenza totalizzante del “narrazionismo”.

Prendiamo il caso del giudizio storico-politico che il progressismo filo-eurocratico ha brandito contro il sovranismo. Il fattore scatenante è stato il crollo di Viktor Orbán, osannato campione dei sovranisti europei, alle elezioni nel suo Paese. Cosa si è detto – e si continua a dire ‒ a sinistra? Che la sconfitta di Orbàn è un indicatore significativo della crisi del sovranismo nel Vecchio Continente, avvitatosi su posizioni deboli e isolazioniste quando non palesemente asservite alle strategie antieuropeiste di Donald Trump. Quindi: sovranisti cancellati dal futuro dell’Occidente democratico ed europeismo trionfante grazie al paradigma progressista della società aperta, disarmata, e vocata all’ambientalismo insostenibile. E tutto questo sarebbe stato desunto dall’analisi del voto ungherese? Accipicchia!

A nulla sono valse le obiezioni che qualcuno, controcorrente, ha provato a sollevare. Del tipo: badate, che l’Ungheria, per........

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