Giorgia Meloni: l’Italia che vorrei, se potessi
Ieri l’altro, in cartellone a Palazzo Madama – aula del Senato – era in programma il Meloni show (interrogazioni a risposta immediata). Non c’è stato il tutto esaurito della grandi occasioni, ma è andata benissimo ugualmente. Tutti gli attori hanno recitato egregiamente le parti assegnate loro in commedia. Ad eccezione di Matteo Renzi che, volendosi appropriare a tutti i costi del ruolo del simpatico, ha rimediato puntualmente l’effetto macchiettistico di un comico spompato che non fa più ridere nessuno con le sue battute fuori stagione. Giorgia Meloni, in veste di attrice protagonista, ha declamato alla perfezione il suo monologo sullo stato della nazione; sulle cose (buone) fatte dal suo Governo e su quelle che ancora dovranno essere realizzate da qui alla fine della legislatura. Implementazione del piano-casa, Legge delega e decreti attuativi entro l’estate per la ripresa della produzione nucleare; rafforzamento dei salari e difesa del potere d’acquisto dei lavoratori per fronteggiare la stagflazione che rischia di abbattersi sull’economia nazionale; sostegno alla ripresa della produzione industriale; incentivi alla natalità. E un po’ di altre cose iscritte a suo tempo nel programma elettorale del centrodestra.
Alle opposizioni la parte riservata al coro nella struttura della tragedia greca. Italia nel precipizio e italiani ridotti con le pezze al sedere. Fame, miseria, paura, ci mancano solo l’acqua mutata in sangue e le locuste e il repertorio delle dieci piaghe d’Egitto è bello che risuscitato. Chi l’avrebbe mai detto: per la sinistra nostrana quei capitoli del Libro dell’Esodo parlavano del Faraone ma già pensavano al Governo Meloni. Ovviamente, scherziamo. Ma........
