Giorgia e Donald: cuori nella tormenta
Il circo mediatico nostrano è incredibile. È sorprendente come riesca a manipolare la realtà facendo apparire vitali situazioni che andrebbero derubricate a irrilevanti sfumature, se non a gossip e come, viceversa, riesca a nascondere problemi veri, giganteschi, della nostra condizione in questo tempo storico di grandi rimescolamenti dell’ordine mondiale.
Tutti gli occhi sono puntati su Donald Trump e su come si sta comportando con Giorgia Meloni. Allora, tratteniamo il fiato fino all’ultimo istante del vertice Nato in corso ad Ankara.
Ieri, durante la cena di gala, alla quale entrambi i leader hanno partecipato seduti allo stesso tavolo, almeno non solo volati i piatti. Oggi, invece, “Cavallo pazzo” Donald cosa le dirà, cosa le farà? Ma cosa volete che le faccia, mica la può menare. Siamo seri. C’è crisi tra i due leader, inutile negarlo. Tuttavia, la questione s’inquadra interamente nella natura e nella qualità dei rapporti politici ed economici che il presidente Usa pensava di aver instaurato con la sua più affidabile alleata ‒ l’Italia, non Giorgia Meloni – ma che alla prova dei fatti si sono rivelati deludenti.
Tutto ruota intorno alla vicenda degli investimenti europei per il riarmo. Trump non si limita a pretendere dagli alleati del Vecchio continente una maggiore responsabilizzazione nel sostegno all’organizzazione atlantica chiedendo a ciascun membro di raggiungere la quota del 5 per cento del Pil nazionale in spesa per la Difesa (cosa sulla quale ha ragione da vendere).
Il punto nodale, che sta a cuore al capo della prima potenza geostrategica al mondo, risiede sì nella necessità che gli europei acquistino armi, ma armi statunitensi. Perché tanta pressione da Donald sugli alleati? Semplice: perché lui è il presidente degli Stati Uniti, non della Germania o della Francia e neanche della piccola Italia. E cosa fa il presidente Usa? Innanzitutto, gli interessi del suo apparato produttivo. E di chi altri, sennò? Non c’è niente di sbagliato nella sua pretesa, come non c’è nulla di scandaloso ‒ magari intempestivo visto l’andamento eccellente del nostro export........
