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Adiòs, señor Maduro

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05.01.2026

Il 2026 si apre sotto il segno della chiarezza. Con ciò che sta accadendo nel mondo – la terza guerra mondiale a pezzi – non è più possibile giocare a fare i cerchiobottisti; non è più pensabile di tenere nello stesso catino il diavolo e l’acqua santa. Oggi occorre scegliere, dichiarare da che parte stare; per decreto del buonsenso sono vietati gli specchi ai quali appendersi. Vale per i popoli, vale per i governi. Squarciato definitivamente il velo d’ipocrisia in cui per decenni gli europei hanno incartato la politica internazionale, si ritorna alla ragionevolezza del pragmatismo. Basta! Con l’intossicazione mediatica della realtà. Basta! Con l’illogica ostinazione di chi straparla di morale, di pace, di diritto internazionale (a corrente alternata), di giustizia planetaria amministrata da improbabili corti internazionali e di altre amenità, descrivendo un mondo e un sistema di equilibri geopolitici che in natura non esistono.

Ficchiamocelo in testa una volta per tutte: le relazioni tra gli Stati, a maggior ragione se trattasi di grandi potenze economiche e militari, sono regolate dagli interessi non dai buoni sentimenti. Ragione per la quale, posto che non siamo al posto di comando nella cabina del manovratore, ciascuno di noi è chiamato a scegliere con chi stare, non a fantasticare di un mondo ideale che si vorrebbe fosse vero, ma che non lo è.

Donald Trump ha assestato un colpo micidiale a quella particolare ramificazione del comunismo che ha preso piede e prosperato in America latina, cioè nel giardino di casa degli Stati Uniti. Ha inviato a Caracas le forze speciali a prendersi e portare via il dittatore Nicolàs Maduro. Ora, non siamo al cineforum dove alla proiezione del film........

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