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Oltre il pregiudizio

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11.06.2026

Intervista ad Alessandro Coppola

Alessandro Coppola ha 23 anni e convive con la sindrome di Usher di tipo 2, una rara malattia genetica che comporta sordità e progressiva perdita della vista. Ma la sua storia non è quella di una rinuncia.

Attraverso il suo impegno nelle scuole, nelle aziende e sui social, Alessandro racconta ogni giorno il valore dell’inclusione, della consapevolezza e della forza che può nascere anche dalle difficoltà. In questa intervista ci parla del suo percorso, delle sfide affrontate e del cambiamento che sogna: una società capace di guardare le persone oltre ogni diagnosi e oltre ogni pregiudizio.

Quando hai scoperto la tua condizione, come è cambiato il modo in cui guardavi te stesso e il tuo futuro? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella che inizialmente sembrava una fragilità poteva trasformarsi anche in una forza?

Ho scoperto la sordità quando ero molto piccolo e all’inizio non ero davvero consapevole di ciò che avevo. Ho sempre accettato la protesi acustica: non l’ho mai vissuta come un problema. Ricordo che la prima volta che l’ho indossata mi sono messo a cantare. Il mio audioprotesista rimase sorpreso perché molti bambini tendevano a rifiutarla.

È stato un percorso difficile, ma anche molto bello. La protesi per me non è mai stata un limite, bensì un’opportunità. Mi ha permesso di essere presente nella società e di viverla pienamente. A un certo punto ho deciso di trasformarla in una forza: è diventata quasi il mio marchio di fabbrica. Volevo che le persone la guardassero senza pensare che fossi inferiore a loro.

Ho subito bullismo dalle scuole elementari fino alle superiori. È stata una prova dura perché quando vieni preso di mira la prima cosa che fai è sentirti sbagliato per qualcosa che non hai scelto. Io non ho scelto di essere sordo né di portare una protesi. Nonostante questo, non ho mai saltato un giorno di scuola. Non volevo dare a nessuno la soddisfazione di dire che non ce l’avrei fatta.

Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che non mi ha mai trattato come un disabile, ma come una persona con caratteristiche diverse. Questo mi ha dato una forza enorme.

Nel tuo percorso personale, quali sono stati gli ostacoli più difficili da affrontare, non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto umano ed emotivo?

Le sfide più difficili sono state senza........

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