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Al centrosinistra serve umiltà per capire il voto

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06.04.2026

La Generazione Z è stata decisiva. È portatrice di istanze prioritarie rispetto alle beghe sulla leadership

Lo “Z factor” è stato l’elemento principale della vittoria del No nel referendum costituzionale sulla giustizia. Mi riferisco alla generazione giovane, e giovanissima, la generazione Z, che è scesa in campo con una partecipazione senza precedenti. È la generazione delle grandi mobilitazioni dell’autunno scorso di fronte al genocidio di Gaza e al dilagare della guerra e della ferocia nel tempo dei nazionalismi. La stessa che negli anni precedenti si era mobilitata con Fridays for Future. Una generazione senza padri né maestri – preceduta, diciamo la verità, da generazioni individualiste, egocentriche e autoriferite – ma alla ricerca, nella storia del passato, di radici, di riferimenti di valori in difesa dell’umano, e del vivente, e del Pianeta. Alla ricerca di giustizia, di lavori ben retribuiti e soddisfacenti, di una democrazia partecipativa, dal basso, di salute, di cultura.

Una generazione che vuole speranza e che ora ha preso la parola. Due lettere. No. A quella generazione abbiamo progressivamente rubato il futuro. È stato un processo lungo, cominciato dalla crisi delle politiche sociali e redistributive e dal pensiero unico ordoliberista.

Non so tuttavia quanto questa generazione sia pronta a trasformare il proprio No al cambiamento della Costituzione – e anche alla guerra, alla violenza, al precariato, ai femminicidi, ai disastri ambientali – in un voto per i partiti del cosiddetto “campo largo”. Sinceramente sono scettico. Anche nelle ore successive alla vittoria del No ho sentito superficiali entusiasmi, tutti proiettati ora sulla scelta della leadership della coalizione.  Mi sembra un errore. Occorre l’umiltà di interrogarsi sul perché alle elezioni locali e politiche tante elettrici e tanti elettori di sinistra non vanno più a votare, e invece prendono la parola – a partire dai più giovani – in una grande battaglia democratica come quella del 22 e 23 marzo scorsi.

È ora, per il centrosinistra, dell’umiltà, non della boria. Non è il momento di capire chi guiderà la coalizione, ma con quale idea di società, di convivenza, di mondo, la politica di una sinistra nuova si può candidare a governare. Parlo dei valori, di un’idea di società, della speranza.

La generazione Z, le donne che hanno scelto più dei maschi il No, i movimenti e la società civile già hanno indicato il progetto: la Costituzione. Proporre come attuali i grandi valori dei principi fondamentali della Carta (artt.1-12) e della prima parte (artt.13-54), e indicare riforme forti che finalmente li attuino pienamente. Più che un campo largo serve una vera e propria Coalizione per la Costituzione, senza preclusioni, trasformando i comitati del No in luoghi aperti e partecipativi, e dando ruolo e voce anche a tutti quelli che non si riconoscono nei partiti. Penso a grandi incontri sulle scelte che attuino finalmente e pienamente i principi fondamentali: il lavoro (art.1 e 4); l’inviolabilità dei diritti dell’uomo e la solidarietà (art.2); l’uguaglianza di fronte alla legge e rispetto agli ostacoli economico-sociali (art.3); l’indivisibilità della Repubblica (art.5); lo sviluppo della cultura (art.9); il diritto internazionale (art.10); e, con particolare forza, il ripudio della guerra (art.11).

Poi verrà il tempo della scelta della leadership. Ciò che conta ora è avviare un grande processo partecipativo e aperto, e non chiudersi nei tavoli ristretti tra le forze politiche.


© L'Espresso