Professione: guru della sinistra in perenne crisi
È un indotto industriale che sfama le seconde file di pensatori, intenti a dire comunque la loro. Pur di esserci
Alcuni frenetici con il pc sulle ginocchia e il telefonino in mano. Curvi e pensosi. Scrollano compulsivamente intenti a rintracciare nella folla di pixel un guizzo che suggerisca il colpo decisivo, l’affondo irrinunciabile, la battuta arguta e fulminante. Da consegnare ai social. Per sé o conto terzi. E poi sentirsi guru. E farselo dire, per rimbalzare in tv, che è poi la ribalta più ambita.
Altri, acciambellati su poltrone d’antan, disegnano volute con le mani, immaginando che le idee si plasmino nell’aria. E prendano forma e sostanza. Anche catodica.
Altri ancora, zampettando di convegno in convegno, di sit-in in sit-in, disegnano un protagonismo politico ampio quanto il loro muoversi a spirale.
E poi, ci sono i pranzi e le cene. I salotti e gli aperitivi. E i........
