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La disumanità che non vogliamo riconoscere

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13.06.2026

Fame e sete sono armi di distruzione di massa. Che il popolo palestinese sta sperimentando

Sui nostri silenzi, i nostri genuini sensi di colpa, i nostri ipocriti equilibrismi siamo giunti ben oltre il baratro: un popolo decimato, deprivato delle minime condizioni di umanità, annientato. Davanti e sotto gli occhi di un Occidente impotente, se non complice.

Costretto, nel dibattito intellettuale, a oziosi minuetti lessicali per edulcorare l’evidenza. E schivare l’immancabile sospetto di antisemitismo.

I fatti: i palestinesi di Gaza, come documentiamo nelle pagine che seguono, sono tenuti alla catena della sete. In Cisgiordania, come vi abbiamo raccontato più volte, l’aver deviato il corso delle condotte irrigue ha desertificato la terra rendendola improduttiva. Ha spopolato i villaggi, affamandoli.

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© L'Espresso