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«Il diavolo veste Prada 2», specchio fedele di un mondo che cambia - Foto

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04.05.2026

«Il diavolo veste Prada 2», specchio fedele di un mondo che cambia - Foto

VISTO AL CINEMA. Vent’anni dopo non ci sono solo brand di moda e una rivista fashion con una direttrice cinica e spietata. Al centro la crisi dell’editoria, i giochi di potere ma anche la celebrazione del made in Italy, di Milano mecca della moda e di come l’ingegno umano può ancora vincere.

Il «Diavolo Veste Prada 2» di David Frankel non è un film di moda. Dimenticatevi le battute sferzanti della Miranda (Meryl Streep) di 20 anni fa, i loghi urlati, quel sistema vorticoso e reverenziale del mondo del fashion che tutti noi abbiamo amato alla follia attraverso it-bag desiderate e bijoux stratosferici, cappotti sbattuti sulle scrivanie, outfit da copiare e maglioni cerulei che nel nostro guardaroba, da umane quali siamo, abbiamo avuto almeno una volta. Questo è un film sul mondo dell’editoria, su un sistema che è cambiato, su una società che frammenta e va veloce, spesso senza ben capire dove sta andando ad arenarsi.

Miranda? Troppo politicamente corretta

Miranda? Decisamente (e fin troppo) politicamente corretta, sofferente mentre arranca all’attaccapanni, viaggia in Economy e fatica a non fare body shaming. Ma è lei che ci dà lo spaccato più reale di questo film: lo sguardo è al Cenacolo di Leonardo, in una Milano celebrata come regina indiscussa della Moda, e la direttrice di Runway ci spiega come l’arte, la storia, le relazioni umane restano gli ultimi baluardi di un mondo da preservare mentre la tecnologia, le relazioni virtuali, le creazioni artificiali vogliono prendere il sopravvento spesso e volentieri in........

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