menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Prima di Pietro, Noemi nel 2023: «Questi bambini diventano i figli di tutto l’ospedale»

22 0
21.04.2026

Prima di Pietro, Noemi nel 2023: «Questi bambini diventano i figli di tutto l’ospedale»

I RICORDI. Il professor Angelo Colombo e la dottoressa Giovanna Mangili raccontano i casi di abbandono affrontati negli anni: «In passato i neonati venivano lasciati negli scatoloni, per strada o nei campi; la Culla per la Vita offre un’alternativa protetta ed anonima».

Accedi per ascoltare gratuitamente questo articolo

Dietro ogni storia c’è un intreccio di dolore, coraggio e speranza, con la consapevolezza e certezza di fondo che, anche in un momento di profonda fragilità, offrire una possibilità sicura può significare salvare una vita. E proprio per questo, quando si abbraccia un bambino passato in poche ore dall’abbandono alla salvezza, le emozioni restano indelebili, anche a distanza di anni, come testimoniano il professor Angelo Colombo, a lungo direttore della Patologia neonatale degli allora Ospedali Riuniti di Bergamo, e la dottoressa Giovanna Mangili, già direttrice del Dipartimento materno-infantile e della Patologia neonatale dell’Asst Papa Giovanni XXIII.

Nella loro lunga carriera si sono confrontati con diverse vicende dai tratti simili a quella vissuta dal piccolo Pietro, che domenica mattina è stato affidato alla Culla per la Vita attiva dal 2019 presso la sede della Croce Rossa di Bergamo a Loreto: uno strumento che secondo i due neonatologi ha un ruolo cruciale, seppur ancora poco conosciuto, e proprio per questo va promosso sul territorio.

Il piccolo Pietro accudito all’ospedale di Bergamo. «La sua mamma è stata coraggiosa e generosa»

«Ci siamo messi a piangere»: il racconto dei soccorritori di Pietro. L’ospedale: il piccolo sta bene -Video

La Culla per la Vita accoglie Pietro. Per la mamma ci sono 10 giorni per tornare sui suoi passi

«La probabilità che un bambino venga abbandonato in modo pericoloso è ancora alta, perché spesso chi compie questo gesto non sa dell’esistenza delle Culle -........

© L'Eco di Bergamo