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La Francia vuole rafforzare ed estendere la deterrenza nucleare

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03.03.2026

L’immagine è destinata a fare scalpore: Il p Macron che parla davanti a un sottomarino nucleare, nella base dell’Ile Longue, a Brest, nell’ovest della Francia. Ma è il contesto della guerra, del tutto imprevisto, a dare un’intensità particolare al discorso del presidente francese.

Il 2 marzo c’era però chiaramente una forte discordanza tra un discorso solenne, che rappresenta un’avanzata verso l’europeizzazione della deterrenza nucleare francese, e un’Europa spettatrice degli eventi in Medio Oriente, sballottata tra diverse posture e in preda per l’ennesima volta a un sentimento di impotenza davanti a un mondo brutale.

Il discorso di Macron voleva essere l’annuncio un passo importante per la costituzione di uno zoccolo duro della difesa europea intorno all’arma nucleare francese. È uno sviluppo senza precedenti, una risposta evidente a Donald Trump e alla sensazione che l’ombrello statunitense in Europa non sia più affidabile, per usare un eufemismo. Nel porto bretone, il presidente francese ha usato un termine del gergo nautico per descrivere le alleanze che “fileggiano”, come una vela che si sgonfia.

Finora c’è stata una dimensione chiaramente europea nella dottrina nucleare francese per come è stata espressa dal generale de Gaulle: l’arma atomica era considerata l’ultima risorsa per difendere gli “interessi vitali” della Francia, ma era sottinteso che questi interessi sarebbero stati minacciati anche se a essere attaccata fosse stata la Germania, un’ipotesi plausibile durante la guerra fredda.

Macron non solo è uscito da questa ambiguità, ma ha allargato il cerchio, citando otto paesi con cui la Francia sta stringendo un’alleanza in vista di una “dissuasione avanzata”. Si tratta di nazioni in cui, per la prima volta, in caso di crisi la Francia potrebbe inviare i mezzi della Forza aerea strategica, con le loro armi nucleari. A conti fatti, la dissuasione francese è ora estesa anche a questi paesi.

Dell’elenco fa parte naturalmente il Regno Unito, il paese più vicino alla Francia in materia di difesa e a sua volta una potenza nucleare. Ma ci sono anche Germania, Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca e un grande paese dell’Europa centrale, la Polonia. La lista non è esaustiva. Altri stati potrebbero entrare a far parte di questo gruppo.

Chi deciderà l’impiego dell’arma nucleare? Questo è il punto più delicato. Il 2 marzo Macron ha ripetuto che spetterà solo al presidente della repubblica francese e non sarà una decisione collettiva, a differenza di quanto riportato da notizie false che circolano da mesi sui social media.

Siamo dunque davanti a una costruzione molto complessa, basata sulla fiducia, sulla vicinanza, sulla partecipazione a esercitazioni comuni e, in definitiva, su una visione politica comune. Il 2 marzo un comunicato franco-tedesco ha annunciato la creazione di un “gruppo di pilotaggio nucleare di alto livello” tra i due paesi, primo di una serie di comitati bilaterali con gli stati partecipanti.

È solo un primo passo, ma che si lascia alle spalle le tradizionali esitazioni europee. Non sarà una rivoluzione, certo, ma è un segnale inviato a tutto il mondo, agli altri europei che osservano ai margini, agli avversari che sventolano di continuo la minaccia nucleare e agli alleati solo di nome. Nel contesto minaccioso del momento, si tratta di uno sviluppo cruciale per l’Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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