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Da Chaplin a Vannacci (e Ranucci), con il ritorno di dittatorini e capipopolo l’Italia è perduta

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20.08.2026

Il 15 ottobre 1940 usciva negli Stati Uniti il film di Charlie Chaplin Il grande dittatore, che fu distribuito in Italia soltanto dopo la guerra, nel 1946. Il ritardo è comprensibile: come avrebbe fatto il regime fascista a rendere disponibile un film in cui veniva preso di mira, in maniera caustica e satirica, il dittatore Napoloni, cioè Benito Mussolini? Nell’inno finale alla pace, in cui il piccolo ebreo, sosia del dittatore Adenoid Hynkel, parla al suo posto in radio, dice: “pensiamo troppo e sentiamo troppo poco”. Aveva ragione. Tuttavia oggi, a distanza di ottanta e passa anni, è difficile sostenere la stessa cosa. Il film resta uno dei capolavori del cinema, ma la frase finale appare irrimediabilmente datata. Perché, in maniera un po’ romantica e idealista, Chaplin pensava che i sentimenti fossero soltanto i “buoni sentimenti”, mentre il vaso di Pandora della contemporaneità ha sdoganato una quantità di cattivi sentimenti da far paura.

Oggi, nell’epoca dell’empatia, sembra proprio il contrario: sentiamo tutto e pensiamo poco. Basta affacciarsi sui social per comprendere che tutti aprono bocca prima di passare dal cervello: si reagisce alle emozioni più che riflettere, si offendono le minoranze e si sbraita contro chiunque, si usano toni urlati invece di ascoltare, oppure siamo sdolcinati come caramelline alla menta. Basta aprire la tv e i telegiornali per sentire tante notizie di cronaca e storie individuali, con violenza, lacrime, fiotti di sangue e coltellate. Oppure basta guardare le accuse e gli urlacci provenire da qualsiasi talk-show di vario genere. Non è da meglio la politica che è spesso una sequela di dispacci del leader di turno in cui si gioca a chi la spara più grossa.

In larga parte l’informazione ha smesso di informarci. O vuole convincerci di una sua tesi precostituita, oppure ci vuole emozionare. Se a questo aggiungiamo la certezza di larga parte del ceto giornalistico di avere la verità in tasca, e l’arroganza di tanti leoni da tastiera, il........

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