Delocalizzazioni, contributi più facili. Ma gli alluvionati vogliono restare
Il torrente Zena attraversa l’abitato di Botteghino di Zocca, nel Bolognese. A destra il commissario Fabrizio Curcio
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I primi ad intervenire, appresa la notizia, sono i rappresentanti del Comitato della Val di Zena, una delle aree più colpite del Bolognese. A parlare il presidente, Pietro Latronico: "Da una prima lettura, la norma sembrerebbe avere un perimetro più ampio rispetto ai territori direttamente colpiti e potrebbe interessare alcune abitazioni della Val di Zena. Attendiamo la conversione in legge e i provvedimenti attuativi per un’analisi puntuale. Ma fin da ora diciamo con chiarezza che su un punto non faremo alcun passo indietro. La Val di Zena non si svuota: la si mette in sicurezza. Lo studio dell’UniMoRe indica chiaramente che le abitazioni dei centri abitati possono essere messe in sicurezza. Le soluzioni tecniche esistono. Le competenze esistono. I progetti sono possibili. Quello che è mancato in questi quarant’anni è stata la volontà politica".
"No alle scorciatoie: pronti a mobilitarci"
Latronico, poi, incalza: "Oggi non si può usare la parola ‘delocalizzazione’ come scorciatoia per coprire decenni di inerzia, sottovalutazioni e mancati interventi di manutenzione e prevenzione. Non si può chiedere ai cittadini di pagare il prezzo dell’abbandono istituzionale. Lo spopolamento della valle sarebbe una scelta devastante sotto ogni profilo: sociale, economico ed ambientale. Sarebbe, soprattutto, l’ammissione definitiva del fallimento delle istituzioni e degli enti che hanno gestito il territorio negli ultimi quarant’anni senza garantire la sicurezza della popolazione, pur avendo ricevuto indicazioni fin dal 2005 dall’Autorità Distrettuale di Bacino del Fiume Reno-Po sui lavori da realizzare. Non accetteremo che la soluzione diventi spostare le persone invece di mettere in sicurezza il territorio. Il Comitato è pronto a mobilitarsi".
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