menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il monaco assolto: “Nel mio ordine indù cannabis per rituali”

10 0
05.04.2026

Jawan Giri, forlivese classe ’91, durante il viaggio in India che gli ha cambiato la vita, subito dopo la laurea in Infermieristica

Articolo: L’odissea giudiziaria, monaci induisti assolti: “Fumavano marijuana per religione”

Articolo: Medici di famiglia, la rivoluzione d’ottobre: “Visite e ascolto 12 ore al giorno”

Forlì, 5 aprile 2026 – Tra i boschi dell’Appennino, tra Rocca San Casciano e Premilcuore, in una casa isolata senza riscaldamento, prende forma nel 2022 una vicenda finita ora davanti alla Corte d’Appello. Per Jawan Giri, forlivese classe 1991, l’esito è un’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”. Al centro, una coltivazione di cannabis che la difesa, affidata all’avvocato Andrea Romagnoli, ha ricondotto a un uso religioso, legato a un percorso intrapreso all’interno di un ordine ascetico induista della tradizione dei sadhu shivaiti, devoti al culto di Shiva.

Il punto di partenza è un viaggio in India, dopo la laurea in Infermieristica. “Non avevo una particolare conoscenza dell’induismo, ma una volta lì mi hanno colpito queste figure religiose, molto diffuse nel Paese – racconta il forlivese –. Mentre facevo volontariato ho conosciuto un monaco che viveva in modo austero, in una stanza di tre metri per tre, dormendo su un letto di legno, senza parlare e restando nudo nonostante le temperature estreme. Mi ha chiesto se volessi diventare suo discepolo. Per me è stata una cosa naturale”.

La scelta si consolida nel tempo, fino all’iniziazione ufficiale nel 2019, durante il Kumbh Mela, un grande raduno religioso che richiama milioni di persone. “Sono quasi tutti indiani, è molto raro che degli occidentali arrivino fino a questo passaggio. Dopo il rito si assume una nuova identità, s’interrompono i legami con la famiglia e si viene esclusi dalle eredità. È una vera e propria rinascita. Jawan Giri è il nome che il mio guru ha scelto per me”.

Il ritorno in Italia arriva con la pandemia e le relative restrizioni dei visti d’ingresso in India. Sceglie, così, di affittare un casolare nelle colline forlivesi: “Un giorno sono arrivati i Carabinieri, allertati da un escursionista che passava vicino alla casa e ha sentito l’odore di marijuana. È una pianta che si trova ovunque in India: ha una dimensione culturale, paragonabile al consumo di vino o caffè nelle nostre abitudini – sottolinea –. Viene utilizzata molto nelle pratiche religiose soprattutto dai Naga Sadhu, l’ordine di cui faccio parte: sia da offrire alle divinità, sia da fumare come antidolorifico”.

Dopo il sequestro delle 32 piante, Giri ora si limita a “coltivare tageti, calendule e a convivere con il male alle ginocchia. Alla luce di alcuni casi finiti male, mi ritengo benedetto e soddisfatto”. Il forlivese conduce una vita semplice: “Mi alzo molto presto, dedico del tempo a yoga e meditazione, mi prendo cura del tempio e dell’orto. Non è una clausura. Non lavoriamo nel senso tradizionale – conclude –. Il sostegno arriva attraverso le donazioni».

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino