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Barocco, subito mille visitatori. Viaggio dentro la grande mostra: l’arte diventa festa e vertigine

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23.02.2026

Il Barocco non solo raccontato, ma messo in scena in tutte le sue molte forme: è questo il proposito (riuscito) del ‘Gran teatro delle idee’, la mostra realizzata dalla Fondazione Carisp al San Domenico. Il primo giorno si è subito toccata – e leggermente superata – quota mille: dato in linea col primo giorno dei Preraffaelliti nel 2024 e più alto rispetto ai Ritratti del 2025. Con più giovani rispetto alla media. E le prenotazioni sono già 30mila. "Un buon lancio", chiosa il direttore Gianfranco Brunelli. Oggi il museo apre dalle 9.30 alle 20 (stop alla biglietteria dalle 19).

Già venerdì sera, dopo la presentazione al teatro Diego Fabbri, alcuni avevano dovuto mettersi in coda per poter entrare. La mostra ha rinnovato la partnership con Mediafriends, ente filantropico di Mediaset. C’è uno scopo solidale: promuovere il progetto ‘Ruth’ di Caritas, dedicato a donne vittime di violenza. Ma è anche un’ulteriore visibilità: lo spot dell’iniziativa sarà trasmesso regolarmente sulle reti Mediaset.

L’ingresso nella grande ex chiesa di San Giacomo segna l’inizio del viaggio. Qui il Barocco si presenta ai suoi albori. Ci si trova davanti alla carne viva e spirituale dell’Incoronazione di spine di Caravaggio, alla tensione muscolare e luminosa del San Sebastiano di Rubens. Poco più in là, i Carracci e Guercino raccontano il ritorno all’antico come un atto di audacia, non di nostalgia. Il percorso si snoda nello spazio reale del museo e in quello metafisico dell’arte. Roma appare come un grande cantiere sotto i papi della Controriforma; i disegni di Francesco Borromini rivelano l’idea prima dell’edificio, il pensiero che si fa linea. Con Gian Lorenzo Bernini il teatro diventa spazio pubblico: nei bozzetti per la Fontana dei Fiumi si può sentire l’acqua scorrere, e la città si trasforma in palcoscenico, con l’architettura come scenografia.

Ma il Barocco non è solo Roma. È Madrid con Filippo IV, la Francia di Luigi XIV, Vienna, Napoli: sono i "volti del potere" che sfilano nel corridoio al piano inferiore, con fierezza e malinconia. In un dipinto di Rubens la regalità pare già incrinata, come se l’artista avesse intuito la fragilità dietro la posa. Poi, all’improvviso, il quotidiano. Tavole imbandite, specchiere, candelabri, strumenti musicali, carte da gioco. Nature morte, un girasole di Bartolomeo Bimbi, mentre i cesti di frutta dei Brueghel traboccano di vita silenziosa. Tra gli oggetti compaiono archibugio, pistola, cannocchiale, mappamondo: la scienza di Galileo entra in scena accanto alla fede, e il mondo si allarga.

È festa e vertigine. Nei bozzetti per soffitti e finte cupole lo sguardo sale verso cieli spalancati, affollati di angeli e nuvole in torsione. Ci si sente piccoli, eppure coinvolti in quella danza celeste: è un’arte che non si limita a essere guardata, ma chiede di essere abitata. C’è anche un ‘dietro le quinte’: concerti nei bordelli, sale da gioco, commerci nei quartieri ebraici, miseria, perfino stregoneria. La vita pulsa fuori dalle grandi rappresentazioni ufficiali; il sacro si mescola all’umano, come nel San Francesco meditante di Caravaggio, e anche il mito rivela inquietudini profonde.

Le sale scorrono, e così i secoli. Il Seicento sembra superato, ma ecco che torna. Nella sezione dedicata al Novecento, artisti diversissimi guardano al Barocco come a una sorgente ancora viva. Giorgio de Chirico si autoritrae in costume seicentesco; Umberto Boccioni lo porta nel vortice futurista; Adolfo Wildt scolpisce una Santa Lucia che pare uscita da un’estasi barocca filtrata dalla modernità. E infine, un ultimo colpo di scena: compare l’angosciante Ritratto di Innocenzo X di Francis Bacon nella drammatica messa in scena di un teatro diverso, quello dell’anima. Quando si esce di nuovo all’aperto, la sensazione è che il sipario non sia davvero calato. Il Barocco si è rivelato per quello che è: più che una corrente artistica, un modo di guardare il mondo, capace di trasformare la realtà in visione e la visione in realtà.


© il Resto del Carlino