Plasma buttato, la rabbia di Avis Marche: “Mortificato un dono inestimabile”
Scandalo del sangue nelle Marche, l'amarezza del presidente di Avis Regionale Marche, Daniele Ragnetti
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Ancona, 25 marzo 2026 - Le sacche di plasma erano arrivate regolarmente all’officina trasfusionale di Torrette, cariche della generosità di migliaia di donatori marchigiani che, con spirito di sacrificio e assoluta gratuità, avevano teso il braccio. Eppure, una volta giunto a destinazione, quel materiale biologico inestimabile e non riproducibile in laboratorio è rimasto "orfano": nelle 24 ore utili per la lavorazione, non c’erano addetti a sufficienza per processarlo. Di qui la necessità di buttarlo. Un caso che ha infuocato il dibattito politico regionale, facendo saltare sulle sedie migliaia di cittadini e scatenando un’ondata di indignazione che colpisce al cuore il patto di fiducia tra istituzioni e volontariato.
L’amarezza di Avis Marche: “Doveroso un intervento immediato”
A dare voce allo sconcerto dei donatori è l’Avis regionale Marche, che esprime tutta l’amarezza per un gesto nobile, caldeggiato e promosso quotidianamente dall’associazione, trasformato in rifiuto da smaltire a causa di un corto circuito organizzativo. “Siamo profondamente amareggiati per quanto accaduto - dichiara il presidente di Avis Regionale Marche, Daniele Ragnetti - e riteniamo sia doveroso intervenire con urgenza per correggere malfunzionamenti del sistema ed evitare che si verifichino nuovi episodi. A destare particolare amarezza è il rischio di mortificare il valore del dono, un gesto gratuito, consapevole e responsabile che costituisce il fondamento dell’intero sistema trasfusionale e su cui Avis investe con profonda convinzione. Preservare il sangue e plasma che con grande generosità viene donato è una responsabilità, e l’intera filiera deve essere in grado di accogliere e gestire quel gesto”.
Avis non ha colpe diretta: “Ripristinare la tutela del dono”
Ragnetti tiene a precisare che l'associazione non ha colpe dirette nella gestione tecnica: “Avis non ha un rapporto diretto con l’Officina trasfusionale. Il nostro compito è la chiamata del donatore e la gestione degli appuntamenti, secondo l’agenda messa a disposizione dai centri trasfusionali stessi. Confidiamo che le azioni ora in corso siano utili a restituire al sistema la garanzia di qualità a tutela del gesto del dono”.
Mastrovincenzo (Pd): “Vogliamo sapere chi è responsabile”
Sul fronte politico, la rabbia dell'opposizione è altrettanto dura. Il consigliere regionale del Pd, Antonio Mastrovincenzo, punta il dito contro una crisi che, a suo dire, era ampiamente annunciata e ignorata. "Sullo scandalo del plasma andremo fino in fondo", promette Mastrovincenzo, annunciando un’interrogazione sottoscritta da tutte le minoranze. "Vogliamo sapere di chi è la responsabilità e perché i vertici regionali non hanno dato riscontro alle tante segnalazioni di criticità della struttura. Criticità che tutti conoscevano, ma a cui nessuno ha posto rimedio. Due anni fa, alla mia interrogazione con cui sollecitavo provvedimenti urgenti, l'allora assessore Saltamartini rispose che il Dipartimento era strategico e che gli sarebbero state assegnate altre tre figure professionali. Da allora la situazione è peggiorata ulteriormente".
Per Mastrovincenzo, la spiegazione dell'attuale assessore Calcinaro su una "difficoltà temporanea" legata a poche assenze non regge: "C'è stata una reiterata mancanza di programmazione e organizzazione che ha portato a fatti di inaudita gravità di cui qualcuno, sia politicamente che tecnicamente, dovrà rispondere".
La Regione invia subito rinforzi
Intanto, la Regione corre ai ripari con una commissione di verifica e l'invio di tecnici di rinforzo, resta la ferita aperta di una risorsa salvavita sprecata, un'offesa che i donatori marchigiani difficilmente dimenticheranno.
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