Lo scandalo del plasma: "Dismettono le sacche". C’erano già segnalazioni all’assessorato alla sanità
ll 18 marzo Dipartimento Salute e Ars chiesero chiarimenti a Torrette. L’allarme dell’ex direttore Montanari: congelatori verso la saturazione.
Articolo: Plasma buttato, la rabbia di Avis Marche: “Mortificato un dono inestimabile”. Costituita commissione d’indagine
Articolo: Lo scandalo del plasma gettato via. Poco personale, il Pd va all’attacco. Acquaroli promette: "Faremo luce"
Articolo: I donatori sono arrabbiati: "Così si mortifica il gesto". La prima volta di Melissa
Lo scandalo del plasma nelle Marche si arricchisce di un capitolo inquietante: la Regione sapeva, ma ha taciuto. Mentre i donatori marchigiani continuavano ad affollare i centri trasfusionali, offrendo generosamente il sangue nella convinzione di contribuire alla salvezza di vite umane, negli uffici dell’assessorato alla sanità giaceva già una segnalazione anonima. Arrivata il 18 marzo, denunciava la dismissione in corso delle sacche. Un dettaglio esplosivo, rimasto confinato nelle stanze del potere per una settimana intera, prima che il caso travolgesse gli argini mediatici e costringesse palazzo Raffaello a una tardiva operazione di trasparenza. A rivelare il retroscena, in realtà, è proprio la Regione, nel decreto firmato da Antonio Draisci, direttore del Dipartimento Salute, con cui è stato ufficialmente istituito il "Nucleo ispettivo sulle recenti segnalazioni relative al processo di scomposizione del sangue". Il documento mette nero su bianco una cronologia che smentisce categoricamente la tesi dell’incidente improvviso oppure della fatalità tecnica.
Già il 18 marzo, lo stesso giorno della soffiata anonima ("segnalazioni anonime pervenute in data 18/03/2026 all’assessorato alla sanità circa la presunta dismissione di alcune sacche di plasma"), il Dipartimento Salute e l’Agenzia regionale sanitaria inviavano una nota protocollata alla direzione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, nella quale si chiedevano chiarimenti urgenti sulla veridicità di quanto segnalato e soprattutto si domandava conto delle misure organizzative che avrebbero dovuto tappare le falle d’organico discusse in un precedente incontro, l’11 marzo.
In ballo c’erano contratti a termine necessari a sostituire due figure chiave: una lavoratrice in maternità e un licenziamento, defezioni che avrebbero paralizzato la catena di scomposizione. Ma la verità, quella più amara, era già scritta in una mail (inviata anche alla Regione) datata 20 febbraio, inviata da Mauro Montanari, allora direttore del Dirmt di Torrette, dimessosi un mese dopo, il 20 marzo, proprio a causa di questa crisi insostenibile. Montanari scriveva tre settimane prima che le prime sacche fossero effettivamente cestinate (operazione che sarebbe avvenuta dall’11 marzo), descrivendo un sistema al collasso: una spedizione verso l’industria farmaceutica Takeda era stata già annullata e i congelatori stavano raggiungendo la saturazione critica. Non c’era più spazio fisico per lo stoccaggio, né canali aperti per inviare il plasma altrove. In tutta risposta, nonostante l’allarme rosso, la Regione ha continuato a sollecitare la raccolta sui territori per non raffreddare l’altruismo dei marchigiani. Un braccio di ferro tra gestione amministrativa e realtà operativa che ha portato alla distruzione sistematica di 323 sacche di plasma (secondo i dati ufficiali dell’assessore Calcinaro), cui si aggiungerebbero però centinaia di altre unità scadute, che potrebbero essere salvate per la ricerca scientifica. Nonostante un incontro a dir poco infuocato, l’11 marzo, con l’ex direttore Montanari, l’assessore Calcinaro (presente) non avrebbe percepito il rischio imminente di mandare al macero il plasma dei cittadini. Solo il 25 marzo, quando la notizia era ormai diventata un caso di cronaca nazionale, la giunta ha formalizzato l’ispezione straordinaria. Ora il nucleo ispettivo dovrà chiarire non solo come sia potuto accadere tutto ciò, ma perché chi doveva vigilare abbia ignorato gli sos lanciati quando il plasma era ancora salvabile. Questioni che sono pure sul tavolo della Procura.
© Riproduzione riservata
