Ecco il diario dello spreco di plasma: “Sono 323 le sacche gettate. I rinforzi? Arrivati dopo”
Delle 323 sacche di plasma complessive andate perdute, ben 263 sono scadute anche quattro giorni prima dell’arrivo dei rinforzi
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Ancona, 2 aprile 2026 – “I numeri emersi dall’accesso agli atti parlano chiaro: delle 323 sacche complessive andate perdute, ben 263 sono scadute anche quattro giorni prima dell’arrivo dei rinforzi, comunque del tutto insufficienti. Le assenze per maternità risalgono alla prima decade di febbraio e per cinque settimane il laboratorio è stato presidiato da soli otto tecnici stremati”. Così il consigliere regionale democratico Antonio Mastrovincenzo, che annuncia di voler andare fino in fondo alla questione. “Sul personale sono state dette bugie – rimarca – per questo ho presentato altri due accessi agli atti: per sapere quante siano le sacche ancora da smaltire e per verificare quanto accaduto tra ottobre 2023 e marzo 2024, perché già allora le Avis avevano segnalato importanti criticità nell’officina”.
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Secondo i dati, le prime donazioni andate perdute sono quelle effettuate sul territorio l’11 marzo, come riportato nella cartella “plasma eliminato” compilata da una referente della struttura. “Gentilissimi – scrive il 23 marzo la referente in una mail ai colleghi, compresa Giovanna Salvoni, responsabile del Centro Regionale Sangue – ho proceduto in questi giorni alla verifica e quantificazione delle unità di plasma ricevute dall’Officina nelle ultime due settimane che non sono state processate o che sono state trattate oltre le 24 ore, data la carenza di personale e la congestione degli spazi di stoccaggio. Nonostante il supporto fornito dai tecnici dell’Ast Ancona, che ha consentito di limitare l’impatto del problema, il numero ammonta ad oggi a circa 1.650 unità, di cui 230 da plasmaferesi e 1.420 da separazione, per un totale di circa 540 kg di prodotto da eliminare”.
Il report prosegue con dettagli tecnici allarmanti: “L’Officina è riuscita finora a smaltire soltanto 323 unità, dal momento che si tratta di un’attività che richiede tempo ed estrema attenzione. La restante quota non ancora gestita, circa 1.330 unità, è collocata in parte a +4°C in camera fredda e dunque non lavorata (circa 780 unità), in parte nei congelatori ma processata oltre le 24 ore (circa 500 unità); verrà smaltita progressivamente quanto prima”.
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Il diario dello spreco
Analizzando il ‘diario dello spreco’, emerge una progressione drammatica. Il 14 marzo le prime 25 sacche (scadute già il 12) finiscono nel cestino dei rifiuti speciali: un segnale d’allarme rimasto inascoltato. L’indomani, con l’accumulo degli arretrati e il personale ridotto all’osso dalle defezioni improvvise, la cifra raddoppia con altre 50 donazioni buttate. È qui che il sistema va ufficialmente ‘fuori giri’: il plasma, che deve essere trattato entro 24 ore dal prelievo, inizia a sovrapporsi nei frigoriferi senza che nessuno abbia il tempo fisico di validarlo. Il 16 marzo venivano ancora smaltite le sacche dell’11 e il giorno seguente quelle del 12, con una media di 60 unità al giorno mandate al macero. In quarantotto ore, il sacrificio di 120 donatori marchigiani è evaporato nel nulla semplicemente perché “non c’erano braccia” per caricare le centrifughe. Domenica, ultimo giorno prima del weekend nero e dell’annuncio dei rinforzi, altre 68 sacche superano il limite massimo di conservazione. E così via: per una settimana intera, fino al 21 marzo, il materiale è scaduto inesorabilmente.
Il paradosso amaro sta proprio in quel numero: 263 unità perse prima ancora che i rinforzi apparissero all’orizzonte. Materiale prezioso sprecato mentre la politica discuteva di potenziali soluzioni. Quando l’aiuto è finalmente arrivato, il danno era già fatto: un patrimonio di solidarietà distrutto un giorno alla volta in un laboratorio dove la tecnologia era presente e anche all’avanguardia, ma il personale no.
All’attacco anche Fabrizio Cesetti (Pd) che definisce l’indagine interna della Giunta Acquaroli “inutile, inopportuna e pericolosa”. Secondo il consigliere regionale, concentrarsi sulla “caccia alla talpa è solo uno scaricabarile che rischia di inquinare le prove”. Cesetti chiede con forza una commissione d’inchiesta esterna: “È l’unica via per restituire credibilità al sistema”, denunciando come si stiano confondendo controllori e controllati per coprire precise responsabilità politiche. L’obiettivo sarebbe quello di tutelare i vertici regionali a scapito della verità.
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