“Taglio ai fondi, per nostro figlio disabile Francesco paghiamo 85 euro al giorno. Così non ce la facciamo”
L’appello di un’ex infermiera jesina: "Taglio ai fondi, per nostro figlio disabile paghiamo 85 euro al giorno"
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Ancona, 6 marzo 2026 – C’è un peso che non si misura in chili, ma in anni di attese, silenzi istituzionali e conti che non tornano. È il peso che porta sulle spalle Genoveffa Oro, pensionata ex infermiera jesina residente da dieci anni a San Vittore di Cingoli, madre di Francesco. Suo figlio è in carrozzina, non autosufficiente, e la sua storia è lo specchio di una battaglia quotidiana che va ben oltre la gestione della disabilità: è una lotta per la dignità e per un futuro che fa paura. Con il passare degli anni, il pensiero di un genitore con un figlio disabile adulto si sposta inevitabilmente in avanti.
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La dura battaglia quotidiana di Genoveffa e Francesco
Genoveffa guarda Francesco e vede la necessità di un approdo sicuro per quando lei non potrà più esserci con tutte le energie che la situazione richiede. Da un paio d’anni cerca di inserirlo nel Centro Papa Giovanni XXIII di Posatora ad Ancona, una struttura all’avanguardia che dal 1997 è un punto di riferimento per l’eccellenza nelle cure e nell’assistenza. Oggi Francesco frequenta il centro sfruttando un posto letto temporaneo. “Porto Francesco al centro per alcuni giorni al mese – racconta Genoveffa – La struttura ha un posto letto temporaneo dove ospita per alcuni giorni i disabili affinché restino in graduatoria nel caso in cui abbiano necessità di entrarvi in maniera permanente”. È un modo per mantenere un legame, per non perdere il posto in una lista d’attesa che sembra infinita.
"Prima l’aiuto dei contributi regionali, poi il baratro”
Il vero dramma, però, è esploso nel maggio 2024. Fino ad allora, grazie ai contributi regionali, la famiglia riusciva a sostenere la retta, pagando circa il 25% del totale: poco più di 20 euro al giorno. Poi, improvvisamente, il baratro. “I fondi sono terminati, ci hanno detto al momento del pagamento”, spiega Genoveffa. Da quel momento, la famiglia è costretta a farsi carico dell’intera quota: 85 euro per ogni singolo giorno di permanenza. Una cifra insostenibile per chi vive di pensioni e sacrifici. “L’accompagno che percepisce Francesco non basta certo a far fronte anche a questo. Di recente abbiamo dovuto acquistare una nuova auto capace di trasportare lui e la carrozzina: un grosso investimento” denuncia la donna.
"Dalla politica solo promesse: nessuno ha reintrodotto i fondi necessari”
La speranza era riposta nel 2025, anno in cui la Regione avrebbe dovuto riattivare i fondi. Ma le promesse sono rimaste sulla carta: dopo un anno e mezzo, la retta è ancora intera, senza alcuna decurtazione. Ciò che fa più male, oltre al portafoglio, è il senso di abbandono da parte di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni. Genoveffa ricorda con amarezza gli incontri con la politica locale e regionale.
“A Cingoli l’ex assessore Saltamartini è di casa e quando l’abbiamo incontrato quando era nel suo ruolo gli abbiamo fatto presente il problema”, racconta. Le rassicurazioni non erano mancate, ma i fatti sì: “Lui ci ha assicurato che avrebbe risposto al telefono ma così non è stato. E soprattutto nessuno ha reintrodotto i fondi necessari a questo prezioso servizio per i disabili e le loro famiglie”.
"Nemmeno la nuova giunta ha fatto nulla”
L’appello oggi è rivolto direttamente alla giunta regionale e al Governatore Acquaroli, affinché non si volti lo sguardo dall’altra parte di fronte a una fragilità che non può aspettare i tempi della burocrazia. “Nemmeno questa nuova giunta ha fatto nulla. Vorremmo sollecitare, sperando di incontrare le sensibilità giuste”, conclude Genoveffa.
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