Morto Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più famoso al mondo. Il primo e unico a scrivere un libro-intervista su Giovanni Paolo II
Si è spento a 84 anni lo scrittore e giornalista Vittorio Messori
Roma, 4 aprile 2026 – È morto a 84 anni Vittorio Messori, il più noto scrittore cattolico del secondo Novecento che, con il suo longseller ‘Ipotesi su Gesù’ (1976), portò il cristianesimo al centro del dibattito culturale italiano e internazionale.
Il giornalista si è spento questa notte nella sua casa di Desenzano sul Garda (Brescia). A dare notizia della sua scomparsa fonti vicine alla famiglia. "Il suo cuore si è spento alle ore 21.45 di Venerdì Santo”, ha annunciato Rosalia Bontà, assistente personale di Messori. Il 16 aprile avrebbe compiuto 85 anni. Da anni viveva con un pacemaker e fatale è stato un attacco cardiaco. La moglie dello scrittore, anche lei giornalista e scrittrice, Rosanna Brichetti, era morta quattro anni fa, nel giorno di Sabato Santo.
Intellettuale indipendente, appartato, refrattario alle mode.
Le grandi interviste: da Ratzinger a Giovanni Paolo II
Nato a Sassuolo nel 1941, si era convertito dall'ateismo al cattolicesimo nel 1964, a 23 anni. Nella sua carriera giornalistica ha collaborato con La Stampa, il quotidiano cattolico Avvenire e il Corriere della Sera.
Messori è stato il primo giornalista a intervistare un prefetto dell'ex Sant'Uffizio, all'epoca il cardinale Joseph Ratzinger – l’intervista nel libro ‘Rapporto sulla fede’ (Edizioni San Paolo, 1985) – e il primo e unico a scrivere un libro-intervista con Giovanni Paolo II (‘Varcare la soglia della speranza’, Mondadori, 1994), che è stato tra i maggiori bestseller in Italia e nel mondo. Tra i grandi interrogativi che appaiono nei suoi libri, il rapporto tra ragione, storia e rivelazione.
Ma il suo nome è legato al libro ‘Ipotesi su Gesù’ del 1976, una inchiesta sulle origini del cristianesimo, che arrivò a vendere milioni di copie in Italia e all'estero.
Dal pensiero analitico alla conversione spirituale
Vittorio Messori era nato a Sassuolo (Modena) il 16 aprile 1941, in una famiglia segnata dall'anticlericalismo tipico dell'Emilia dell'epoca. Dopo la Seconda guerra mondiale, la famiglia si trasferì a Torino, dove Messori frequentò il liceo classico D'Azeglio prima di iscriversi a Scienze Politiche all'Università di Torino. Fu allievo dei grandi filosofi Luigi Firpo e Norberto Bobbio. Nel 1965 si laureò con una tesi in Storia del Risorgimento, discussa con Galante Garrone, Bobbio e Firpo.
La sua vita cambiò nel luglio del 1964, quando una lettura intensa dei Vangeli lo condusse alla conversione al cattolicesimo, esperienza che segnò profondamente la sua vita e orientò la sua ricerca intellettuale, dedicata a trovare una convergenza possibile tra ragione e fede.
Gli esordi nel giornalismo
Vittorio Messori iniziò la carriera giornalistica nella casa editrice Sei dei Salesiani – con cui nel ‘76 pubblicò ‘Ipotesi su Gesù’ – prima in redazione e poi all'ufficio stampa. Nel 1970 passò a ‘Stampa Sera’, occupandosi di cronaca nera e bianca.
Su invito di Arrigo Levi, l’allora direttore de ‘La Stampa’ – nel 1975 entrò nel gruppo fondatore del settimanale ‘Tuttolibri’. I suoi studi sul sulle origini del cristianesimo furono continui, prima e dopo la pubblicazione del suo intramontabile bestseller ‘Ipotesi su Gesù’ (Sei, 1976), un libro che ha superato il milione di copie in Italia ed è stato tradotto in 22 lingue.
I suoi libri più famosi
Uomo schivo e di fede, dopo la fama si ritirò per alcuni mesi nel Monferrato, dedicandosi alla meditazione e allo studio. Nel 1978 lasciò il quotidiano torinese ‘La Stampa’ per fondare il mensile ‘Jesus’ (1979), edito dalle Edizioni San Paolo, che divenne un luogo di dialogo tra credenti e atei.
Un fervente crocevia intellettuale che portò alla scrittura di libri di successo come ‘Inchiesta sul cristianesimo’ (Sei, 1987), ‘Patì sotto Ponzio Pilato?’ (Sei) e ‘Dicono che è risorto’ (Sei).
Difendeva la Chiesa con un "anticlericalismo cattolico"
Difendeva la Chiesa, seppure con una critica intelligente e appassionata che lo portò a diventare portatore di un "anticlericalismo cattolico", rivendicando la sua autonomia intellettuale. Fin dal primo numero di ‘Jesus’, avviò riflessioni sulla fede attraverso dialoghi su Gesù, avviando un confronto in modo libero e originale tra credenti, agnostici e atei.
Nonostante le pressioni degli editori laici, privilegiò la continuità della sua ricerca sulla verità evangelica, culminata nel 1982 con ‘Scommessa sulla morte’ (Sei), un libro che sfidò società e Chiesa a confrontarsi con la morte e la resurrezione come speranza universale.
L’intervista a Ratzinger
Rimarranno negli annali le sue interviste all’interno della Chiesa. Du il primo a ottenere una straordinaria intervista con il cardinale Joseph Ratzinger, l’allore prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che pubblicò nel libro ‘Rapporto sulla fede’ (Edizioni San Paolo, 1985), anticipato con un articolo su ‘Jesus’ e tradotto in diverse lingue. Criticato dagli ambienti clericali progressisti, viste anche le posizioni conservatrici del cardinale, il libro fu subito uno scandalo, ma consolidò la reputazione di Messori come giornalista indipendente e rigoroso nella riflessione sulla dottrina cattolica.
Nel 1994 realizzò la prima intervista moderna a un Papa, Giovanni Paolo II, in occasione dei quindici anni di pontificato. Diventò un libro – ‘Varcare la soglia della speranza’ (Mondadori, 1994) – in cui parlò della origini della fede, del rapporto con le altre religioni e il futuro del Vangelo nella storia dell'umanità. Il libro fu celebrato con il ‘Premio internazionale medaglia d'oro al merito della cultura cattolica’.
Nel 1990 si trasferì a Desenzano – nella casa dove ieri sera, Venerdì Santo, ha lasciato la vita terrena – e alla fine di agosto di quell’anno fu travolto da una clamorosa polemica mediatica dopo la presentazione al ‘Meeting di Rimini’ della biografia del beato Francesco Faà di Bruno, ‘Un italiano serio’ (Edizioni Paoline). La stamoa gli attribuì una frase in cui evocava un "tribunale di Norimberga" per figure del Risorgimento come Cavour, Garibaldi e Mazzini.
Nel 1992 pubblicò un volume di quasi 700 pagine che raccoglieva 289 capitoli di ‘Vivaio’ (Edizioni San Paolo), la rubrica che curò dal 1987 sulle pagine di ‘Avvenire’. Da questa rubrica nacquero poi ‘Pensare la storia’ (Edizioni San Paolo, 1992), seguito da ‘La sfida della fede’ (Edizioni San Paolo, 1993) e ‘Le cose della vita’ (Edizioni San Paolo, 1995). All'inizio del 1994 Messori pubblicò l’inchiesta ‘Opus Dei. Un'indagine’ (Mondadori). Messeri ebbe accesso a documenti interni e università legate all'istituzione fondata da San Josemaría Escrivá de Balaguer, confutando le accuse sulla Obra.
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