Grattacielo, la protesta degli sfollati. Striscioni e cinquecento manifestanti: "L’emergenza non è un fatto privato"
L’iniziativa organizzata da Cittadini del Mondo e Comitato Torri A, B e C. "Chiediamo alloggi pubblici"
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Un corteo di oltre 500 persone per chiedere "un sostegno concreto agli sfollati del grattacielo". Nel pomeriggio di ieri si è tenuta l’niziativa pubblica promossa da associazione Cittadini del Mondo e Comitato Torri A B C, con l’adesione di quasi sessanta realtà associative e alcuni partiti politici. In testa lo striscione simbolo ‘Emergenza grattacielo: non è un fatto privato’. I manifestanti sono partiti da largo Poledrelli per poi proseguire su Corso Cavour, via Martiri della libertà ed arrivare in piazza del municipio. Tanti i cartelli alzati in cielo con i nomi di chi abitava al grattacielo ‘Io sono Luciano, abitavo nella torre B. Casa mia’, uno dei tanti esposti simbolicamente durante il corteo. Poi musica dalle casse, parte anche ‘Bella Ciao’. Sul camion in testa Adam Atik, presidente ‘Cittadini del Mondo’ ha letto le richieste: dall’individuazione di uno sportello specifico "per questa emergenza sociale". Poi un alloggio temporaneo pubblico per emergenza abitativa per tutte quelle persone che ne necessitano, oltre la sospensione delle utenze e moratoria per i mutui prima casa di chi è proprietario di un appartamento al grattacielo. Un contributo per l’autonoma sistemazione per le famiglie. Un piano immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza del grattacielo. Poi cartelli con la scritta ‘oggi a loro e domani a te’, e ancora: ‘oggi il cuore piange e un sogno s’infrange’. Tra i manifestanti anche la consigliera comunale Marzia Marchi (M5S) che ha mostrato un cartello con la scritta ‘Il grattacielo non crolla, aggiustiamo il maledetto impianto e facciamoli rientrare in casa’. Tra chi abitava nelle torri, anche la famiglia al completo di Mia Md Ansar dal Bangladesh, proprietario di un appartamento al sesto piano torre A. La moglie con passeggini dove ci sono i due gemelli di tre mesi, oltre ad altre due figlie che tengono in mano uno striscione ‘Sacrificati, casa, mutuo, futuro dei figli, integrazione’. "Siamo – racconta Ansar – in una situazione di grande incertezza e senza futuro. Io lavoro e ho quattro figli. Attualmente siamo ospitati in via Modena temporaneamente, ma dall’11 marzo dobbiamo uscire e non sappiamo dove andare. Abbiamo pagato i 30 euro per recuperare le ultime cose, ma tante altre sono rimaste lì. Non sappiamo cosa fare, dove andremo". Poi c’è Alberto Magnavacca, 75 anni, proprietario di un alloggio al secondo piano della torre A, e ora ospitato da un amico: "Ho abitato per 5 anni nel mio appartamento, poi lo sgombero. Fortunatamente ho trovato ospitalità, ma è una situazione temporanea. Non so cosa mi aspetta in futuro". Fiath Akinade dalla Nigeria arriva con una figlia, a casa ha altri due figli e il marito, tutti hanno trovato un’abitazione a Salvatonica. Prima dello sgombero, abitavano al secondo piano della torre A: "Siamo a Salvatonica con tutta la famiglia. Io lavoravo come operatrice sanitaria a Bologna con contratto e ho perso il lavoro in quanto abitando decentrati dai servizi devo badare ai figli. Quindi lavora solo mio marito". Alessio Bettoli con la compagna Francesca ha abitato per quasi dieci anni all’undicesimo piano della torre B: "Dopo l’incendio, siamo stati ospitati dai genitori della mia compagna, chiaramente una situazione molto temporanea e trovare una casa ora appare davvero complicato".
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