Pugni e minacce al compagno che non può darle un figlio perché in sedia a rotelle
Schiaffi, calci e insulti al compagno da cui non riusciva ad avere un figlio. La donna, una 37enne di origine moldava, non si sarebbe fermata nemmeno dopo che l’uomo aveva avuto un incidente in moto ed era finito in sedia a rotelle con una disabilità al 100 per cento. La sua aggressività sarebbe aumentata anche con minacce di morte: "Se non mi fai avere questo figlio te ne farò pentire, ammazzo te e tua figlia e vi seppellisco vicino alla capretta". Per qualche anno il compagno, 46 anni, senigalliese, avrebbe subito per poi denunciarla solo a febbraio del 2025, al commissariato di Senigallia. Uscito di casa con la figlia minorenne, avuta da una precedente relazione, aveva trovato un piatto della cena dentro la propria automobile. A metterlo lì era stata la compagna. Tra i due era scoppiato l’ennesimo litigio, perché l’uomo non avrebbe sparecchiato prima la tavola, finito con la 37enne che gli aveva sbattuto la carne in faccia e lo aveva preso a schiaffi minacciandolo di morte. La moldava è finita a processo per maltrattamenti aggravati in famiglia. Ieri mattina è stato sentito in udienza il compagno, da cui si è poi separata e nei cui confronti aveva anche un divieto di avvicinamento con il braccialetto elettronico (la misura è stata ieri revocata con l’accordo delle parti). Il 46enne, parte civile nel processo con l’avvocato Mauro Diamantini, ha raccontato gli anni della convivenza a casa sua, a Trecastelli, con la 37enne che aveva conosciuto nel 2018. Fino al 2022 le cose tra loro erano andate con alti e bassi. Ad agosto del 2022, dopo l’incidente in moto, era iniziato l’inferno. Aggressioni verbali e fisiche subite dall’uomo che sarebbe stato anche offeso per la sua condizione di disabilità. "Prima non ho mai denunciato per non infierire su di lei – ha spiegato in aula la vittima – non la volevo mettere in difficoltà perché io sono una persona buona". Non lo ha fatto nemmeno ad ottobre del 2024 quando la donna lo avrebbe aggredito in casa avvicinandosi prima con una brocca di birra in mano. "Ho spinto il tavolo in avanti – ha spiegato la vittima – era l’unica cosa che potevo fare per difendermi". La 37enne lo avrebbe poi fatto cadere a terra dalla carrozzina e preso a calci e pugni. Un’amica che era in casa con loro, anche lei sentita ieri in tribunale, come testimone, avrebbe visto la moldava prendere l’uomo a morsi sulla schiena. Le condotte violente sarebbero andate avanti fino al 2025, alla misura del braccialetto. In casa gli avrebbe messo tappeti per ostacolarlo negli spostamenti e vietato di ricevere gli amici. Tutte accuse sempre respinte dall’imputata, difesa dall’avvocato Franco Gaudio.
