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Operazione della Finanza. Frodi per 5 miliardi di euro, blitz nei fatturifici fantasma. Nel mirino 60mila imprese

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26.02.2026

Grandi incassi a fronte di poche spese. Per cercare di tenersi più soldi possibili, senza dover pagare le tasse, una vasta rete di imprenditori con attività in Italia si sarebbe servita di imprese fittizie che esistevano solo sulla carta per farsi emettere fatture a favore riducendo così il proprio imponibile ed evadendo il fisco. Sono 60mila le aziende scovate che ne avrebbero beneficiato, diverse proprio nelle Marche, tra Pesaro, Macerata e Ancona. A far emergere il sistema fraudolento è stata una doppia indagine della guardia di finanza di Ancona e Senigallia, partita proprio dall’hinterland senigalliese, e coordinata dalla procuratrice capo Monica Garulli e dal pm Rosario Lioniello. Iniziata nel 2023 è arrivata fino ad oggi portando alla denuncia di 281 persone (3 sono a Corinando e Trecastelli), per lo più cinesi, tre delle quali arrestate nel 2024 (attualmente sono tornate libere, uno risiedeva a Corinaldo).

Il volume di denaro movimentato nelle frodi fiscali e nel riciclaggio internazionale calcolato dalle Fiamme gialle ammonta a 5 miliardi di euro. L’indagine ha avuto inizio dopo un controllo fiscale d’iniziativa delle fiamme gialle di Senigallia, guidate dal capitano Francesco Cavuoto, in tre laboratori tessili della provincia dorica, a Corinaldo, Senigallia e Trecastelli. Attività gestite da cinesi e che operavano nel settore della confezione di abbigliamento per conto di committenti italiani. Da qui sono emersi prelievi anomali di contanti in corrispondenza alla ricezione dei pagamenti delle fatture emesse. In una azienda addirittura i prelievi avevano superato i 200mila euro in un anno.

Stando alle indagini le false fatturazioni all’inizio venivano gestite in house dai titolari dei laboratori controllati, poi il sistema illecito si è evoluto per esportare il denaro evaso all’estero. Sono state coinvolte altre società, con sede in Lombardia e in Veneto, dove avrebbero operato 433 imprese costituite solo sulla carta (niente acquistavano e niente potevano vendere). "Degli autentici fatturifici – ha sottolineato il generale Carlo Tomassini, comandate provinciale della guardia di finanza – in grado di emettere fatture false a piacimento e su richieste delle 60mila aziende dei settori più disparati. Per guadagnarci le società fantasma si trattenevano il 10% dell’imponibile in fattura più l’Iva". Il restante 90% veniva restituito all’imprenditore o tramite iban virtuali e temporanei (per trasferimenti di denaro in Cina) o in contanti (nel caso di aziende italiane) realizzando un sofisticato sistema di "cash back" illecito che ha dato nome all’operazione.

Il gip aveva disposto sequestri preventivi per un miliardo di euro eseguiti con il sequestro di 50 milioni di euro di beni tra cui un albergo a Padova, una struttura ricettiva in fase di ristrutturazione a Milano, un capannone industriale a Brescia e 12 appartamenti di cui 5 nel quadrilatero della moda di Milano. Le 433 imprese fittizie sono state cancellate dalla Camera di Commercio. I reati contestati sono tutti tributari: utilizzo di fatture false, omessa e infedele dichiarazione, emissione di fatture false, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte omesso versamento dell’Iva e auto-riciclaggio di proventi illeciti.


© il Resto del Carlino