menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’inferiorità mentale della donna, desiderio e legge nel peso di una parola: attitudine

4 0
10.07.2026

Articolo: I ricchi coniugi eremiti (trovati mummificati) hanno lasciato un’eredità milionaria al Wwf: “La villa diventa un’oasi naturale”

Articolo: Vasco Rossi, 550mila biglietti polverizzati. Sono davvero gli ultimi? L’annuncio degli organizzatori che riaccende la speranza

Articolo: Ombrelloni e lettini devastati dai maranza: “Mio papà, 70 anni, vuole fare la ronda di notte in spiaggia. Ho paura, quei ragazzi sono violenti”

C'è una parola che il Novecento ha usato disinvoltamente per confinare le donne ai margini della vita civile. L’attitudine. La dicitura esatta, nel 1947, durante la seduta in cui l’Assemblea Costituente discuteva l’articolo 51 – che regolava l’accesso ai pubblici uffici – prevedeva che tutti i cittadini potessero accedervi ma “conformemente alle loro attitudini”. L’assenza presunta di alcune specifiche – ritenute di appannaggio maschile - bastava ad escludere le donne dalla magistratura, come da numerosi altri impieghi, dalla professione richiedente giudizio, sintesi, autorità.

Una parola che non si spiegava: si dava per assodata, si trattava come un fatto di natura; perché le donne - si sa - non sono emotivamente stabili, non possiedono un forte equilibrio, non sono dotate di oggettiva capacità di analisi scevra da condizionamenti personali.

Il fondamento teorico di questa tesi ha un nome preciso: Paul Julius Möbius. Neurologo tedesco, studioso stimato, autore di saggi su Goethe, Schopenhauer, Nietzsche. Nel 1900 pubblica ‘Über den physiologischen Schwachsinn des Weibes’ — traducibile, senza eufemismi, come ‘Sull'imbecillità fisiologica della donna’. L'argomento è che un eccessivo sviluppo intellettuale danneggi le funzioni riproduttive: la natura avrebbe provveduto a tenere la donna lontana dal pensiero astratto per proteggerla da sé stessa e salvaguardarne la maternità.

Le donne – sostiene Möbius - sono prive di giudizio critico, incapaci di riflessione profonda e guidate prevalentemente dall’istinto. E così la scienza diventa tutela. La limitazione,........

© il Resto del Carlino