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La bacchetta di Riccardo: “A 24 anni all’Accademia dell’opera di Vienna, la musica è parte di me”

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19.04.2026

Riccardo Brandi, 24 anni, sta muovendo i primi passi come direttore d’orchestra

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Macerata, 19 aprile 2026 – “La musica, negli anni, è diventata parte di me. Con la musica racconto ed esprimo quello che non riesco a dire a parole. È un linguaggio diretto che tocca corde solitamente difficili di raggiungere. Fare opera significa costruire qualcosa di bello e arrivare alle persone in modo immediato. Per questo la musica, oltre che una passione, è anche un lavoro e una responsabilità”. È la filosofia del tolentinate Riccardo Brandi che, a soli 24 anni, ricoprirà il ruolo di assistente direttore alla prestigiosa Vienna Opera Academy: selezionato tra centinaia di candidati internazionali, ad agosto affiancherà Toby Purser, responsabile del dipartimento di direzione d’orchestra al Royal College of Music di Londra, nelle produzioni di “Rigoletto” di Verdi e “Le nozze di Figaro” di Mozart.

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Le prove e le esibizioni si terranno nelle sale del famoso Musikverein (dove ogni anno si concentrano gli occhi del mondo intero in occasione del Concerto di Capodanno). Un grande trampolino di lancio per il giovane, che sogna di diventare direttore d’orchestra. Diplomatosi con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore in sassofono al Conservatorio “Pergolesi” di Fermo, ha seguito gli studi in direzione d’orchestra all’Accademia internazionale di Imola, dove ha conseguito anche il diploma triennale di alto perfezionamento in Musica da camera. Attualmente, per la seconda laurea magistrale, Brandi frequenta il Conservatorio “Verdi” di Milano, istituto che ha un legame storico con le Marche: il celebre compositore tolentinate Nicola Vaccaj ne fu infatti direttore tra il 1838 e il 1844.

Quando ha iniziato a muovere i primi passi nella musica?

“A 8 anni, nella banda cittadina come sassofonista. L’amore per la musica è stato qualcosa di innato, naturale. In famiglia non ci sono musicisti. Ringrazio i miei genitori, Stefano e Serena, che non mi hanno fatto mai mancare il loro sostegno: ancora oggi sono presenti a ogni concerto. E ringrazio tutti gli insegnanti che mi hanno accompagnato”.

Come è nata l’idea di dirigere?

“Proprio dal maestro di allora della banda, Daniele Berdini: è stato lui il primo a dirmi che, per il mio senso di musicalità, avrei potuto intraprendere il percorso della direzione d’orchestra. È partito tutto un po’ per caso, sotto Covid; all’inizio pensavo fosse una cosa lontana e invece poi ho capito che poteva essere la mia strada”.

È stato premiato in concorsi nazionali e internazionali. Con il suo sassofono si è esibito in molte città italiane e all’estero, come in Spagna, alla Fundación Eutherpe di León, dove tornerà a novembre. Quali sono state le soddisfazioni più grandi finora?

“Vedersi dedicare una composizione dal maestro David Lang: il compositore americano (Premio Pulitzer 2008, David di Donatello 2016 e autore della colonna sonora del film Premio Oscar 2014 “La grande bellezza” di Sorrentino) mi ha dedicato la versione per sax e pianoforte del brano “Gift”. Dopo di lui anche altri compositori mi hanno dedicato pezzi pensati per valorizzare i miei punti di forza. Poi è stata una bella soddisfazione essere due volte ospite di “Voci In Barcaccia”, in diretta su Rai Radio 3, come orchestrale dell’ensemble dell’Associazione Musica del Vivo di Roma”.

Da un paio d’anni vive a Milano per gli studi. Ogni quanto torna a Tolentino?

“Spesso, una volta al mese o ogni due mesi. Qui ci sono i miei affetti, la famiglia e gli amici”.

Come è approdato all’Accademia dell’Opera di Vienna?

“Dopo tanti anni di studio ho deciso di mettermi in gioco partecipando a un’application (candidatura) online. Ci ho provato, senza aspettative; bisognava inviare un paio di video e il curriculum artistico, oltre a fare un test attitudinale in inglese. A metà febbraio, con una mail, ho saputo di essere stato preso”.

Progetti in cantiere?

“Adesso sono concentrato sulla laurea, prevista per il 3 luglio. Il giorno dopo, per la Società dei Concerti di Milano, mi esibirò al Mare culturale urbano con il mio amico pianista Filippo Piredda; ci siamo trovati subito, umanamente e musicalmente”.

Il suo obiettivo è diventare direttore d’orchestra. A chi si ispira?

“A Riccardo Muti per il rigore e l’attenzione alla tradizione, figura di riferimento per il repertorio verdiano; a fine novembre sono stato allievo uditore all’Italian Opera Academy tenuta dal maestro. Poi Claudio Abbado per la chiarezza e il rispetto del suono e il tedesco Carlos Kleiber per il suo approccio istintivo e teatrale. Prendo da ciascuno e cerco di trasformarlo in qualcosa di personale”.

Si può fare questo lavoro in Italia?

“Il ruolo del direttore richiede un percorso complesso e oggi ci sono meno opportunità rispetto al passato o ad altri Paesi del mondo. Ma è possibile. Ci si forma magari con esperienze anche all’estero e poi si torna in Italia con quello che si è imparato. Non è un limite, ma un arricchimento”.

“Mi piacerebbe un giorno poter tornare a casa e regalare un bel concerto a Tolentino, che ha una tradizione lirica importante. Basti pensare a Vaccaj. Nel mio piccolo, mi piacerebbe tenere viva questa tradizione e restituire qualcosa di quello che mi ha dato il luogo da cui sono partito”.

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© il Resto del Carlino