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Sostegno negato alla bimba malata: "In futuro mai più discriminazioni"

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Anna Pagano, la mamma della bambina di Sassofeltrio che ha fatto causa a Comune e aziende sanitarie: la controversia riguardava le ore di assistenza infermieristica

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Una battaglia durata anni e che ora, finalmente, ha portato ad una prima sentenza con un risarcimento di 10mila euro. "Un ristoro che, tuttavia, non può restituire alla bambina il pregiudizio subito a causa di un’offerta formativa limitata e discriminatoria rispetto a quella garantita agli altri alunni, né compensare pienamente la madre per la rinuncia forzata al lavoro e per l’umiliazione di dover trascorrere ore in una piccola stanza della scuola pur di consentire alla figlia la frequenza scolastica". Sono queste le parole di Daniela Villa, avvocata che assiste Anna Pagano, la mamma di Sassofeltrio che ha dato avvio ad una causa contro amministrazione comunale e aziende sanitarie per la mancata assistenza infermieristica scolastica alla figlia, una bambina portatrice di tracheostomia e gastrostomia endoscopica percutanea da quando ha otto mesi. Proprio nei giorni scorsi il tribunale ha emesso la sua decisione, accertando – continua l’avvocato – "quanto da sempre sostenuto dalla madre: è il Comune a dover garantire all’alunna con disabilità la presenza dell’infermiere in ambito scolastico, precisando altresì che eventuali vincoli o oneri di bilancio non possono in alcun modo far venir meno tale obbligo. Si tratta di un principio di grande rilevanza: è stata infatti riconosciuta la discriminazione subita dalla bambina. Ci si augura che questo principio venga finalmente recepito in modo definitivo e che nessuna famiglia sia più costretta ad umiliarsi e a lottare, come ha dovuto fare la signora Pagano, per garantire ai propri figli il diritto allo studio alle stesse condizioni degli altri alunni".

Come rilevato dall’avvocato Villa, "il Tribunale ha inoltre condannato il Comune al pagamento di un risarcimento in favore della madre. L’auspicio è che la condanna inflitta al Comune possa svolgere una reale funzione dissuasiva, come previsto e riconosciuto anche dalla normativa comunitaria in materia". La vicenda nasce attorno alla frequenza scolastica della piccola, per la quale era necessaria un’assistenza infermieristica continua, soprattutto per l’eventuale bisogno di tracheobroncoaspirazione, una manovra delicata e urgente che può rendersi necessaria nei bambini con tracheostomia. In sostanza, senza un supporto sanitario adeguato, la presenza a scuola della bambina non poteva essere considerata davvero sicura e pienamente garantita. Secondo quanto sostenuto in causa dalla madre, quell’assistenza non è mai stata assicurata in maniera completa. Le ore messe a disposizione erano troppo poche rispetto al fabbisogno reale e questo ha costretto la donna a trattenersi nel plesso scolastico oppure a dover ricorrere a personale infermieristico privato. Da qui la causa civile contro Comune e aziende sanitarie e la richiesta di risarcimento di 80mila euro.

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