Futura al Pilastro: oltre 400 sfilano per dire no al Museo dei bambini
Il sindaco Matteo Lepore contestato dai manifestanti e ritratto con una motosega in mano
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Bologna, 12 aprile 2026 – "Tra cemento e militari, giù le mani dai parchi popolari. Il Pilastro non si tocca". Anche questo pomeriggio i cittadini contrari al Museo delle bambine e dei bambini che dovrebbe sorgere al Pilastro hanno sfilato per ribadire la loro ferma opposizione al progetto.
Tante anche le bandiere della Palestina.
La sfilata del corteo
È partito poco dopo le 17 il corteo di Mubasta contro Futura, il Museo delle bambine e dei bambini che sorgerà all'interno del parco Mitilini, Moneta e Stefanini.
Sono in 300 alla partenza i manifestanti, ma durante la sfilata del corteo se ne aggiungono almento un altro centinaio: "È tempo di eco-resistenze". Dopo il via dal giardino Parker-Lennon, il corteo è sfilato verso il parco Don Bosco, teatro della protesta del 2024: "L'inizio di queste lotte. Il quartiere San Donato è un altro degli esempi di resistenza attiva come il Pilastro. Abbiamo scelto di passare da qui per far vedere il filo che lega queste lotte. Il Don Bosco ce l'ha insegnato, difendere un parco non è reato", dicono gli attivisti.
Il sindaco Lepore nel mirino
In particolare la folla si scaglia con cori e cartelli contro il sindaco Matteo Lepore. "Questa notte ho fatto un sogno: il cantiere non c'era più, il cemento se n'era andato e Lepore a testa in giù". "Pilastro libero, Lepore nel cemento". "Lepore, motoseghe e manganelli".
Queste alcune delle provocazioni contro il sindaco. "Il quartiere non vuole farsi soffocare da una colata di cemento", avverte uno dei manifestanti al microfono. Alla manifestazione, che dal giardino Parker-Lennon di San Donato avanza in direzione del Pilastro, verso il cantiere dove sorgerà il Muba, hanno aderito anche gli altri comitati ambientalisti - dal 'Besta’ al 'Lazzaretto autogestito’ - che, da settimane in città, contestano l'amministrazione del sindaco Matteo Lepore, accusata di "cementificare e gentrificare Bologna", considerata "sempre più invivibile".
Presenti alla protesta, anche gli attivisti di Potere al popolo.
Le ragioni della protesta
"Sono anni che vediamo una pressione devastante nei nostri territori: l'abbiamo vista già con il Don Bosco, con il San Leo, e con il Bertalia Lazzaretto. Il territorio di Bologna è stato devastato dalla speculazione, ma il Pilastro continua a resistere nonostante tutto, siamo qui per dire che ci opponiamo a questo scempio" spiega al microfono un'attivista, mentre i presenti tengono in alto gli striscioni con le scritte "tra cemento e militari giù le mani dai parchi popolari" e il cartonato del sindaco Matteo Lepore, ritratto mentre impugna una motosega.
L'unica premessa per aprire il dialogo col Comune, come urlano dai megafoni mentre sfilano in corteo, è, ribadiscono, "fermare il cantiere subito".
L’appoggio alla protesta di Rifondazione Comunista
"Dal corteo del Comitato Mubasta ribadiamo che le grandi opere, le cattedrali nel deserto di questa giunta, oltre ad essere frutto di decisioni unilaterali sono sempre a danno delle periferie. Lepore può dare tutte le pennellate green che vuole, restiamo uno dei territori con più cementificazione in Italia”, queste le parole della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista
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