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Bio-on, Cicognani chiede i danni per 290 milioni di euro. Ma il giudice gli dà torto

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01.04.2026

La sede di Bio-on. Cicognani, vicepresidente della start up, aveva citato Grego del fondo Quintessential

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Bologna, 1 aprile 2026 – Aveva chiesto un risarcimento astronomico: 290 milioni di euro. Guido Cicognani, fondatore assieme a Marco Astorri della star up delle bioplastiche Bio-on, arrivata ai bei tempi a valere oltre un miliardo di euro, due anni fa aveva trascinato davanti al giudice civile Gabriele Grego, accusandolo di aver provocato il collasso della sua società attraverso il famigerato report diffuso nel 2019 dal fondo speculativo Quintessential. Secondo Cicognani, quel report era “denigratorio” e aveva causato l’ingiusto fallimento della start up, per cui Grego doveva risarcirgli i danni: 271 milioni per il deprezzamento delle azioni e altri 20 a titolo di danno di immagine.

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Ma il giudice Carolina Gentili ha completamente respinto la sua tesi, rigettando il ricorso e condannandolo pure a pagare le spese legali. E non parliamo di spiccioli. Cicognani dovrà infatti sborsare ben 108mila euro.

L’inchiesta per bancarotta e manipolazione del mercato

Insomma, una sconfitta su tutta la linea, che peraltro Cicognani affronterà in solitaria, visto che Astorri non ha fatto causa ed rimasto fuori dal processo civile.

Piccolo passo indietro. Come noto, Bio-on era la start up della plastica pulita, “l’unicorno” arrivato a superare il miliardo in Borsa, il cui crollo avvenne dalla sera alla mattina dopo la diffusione del report online del fondo speculativo statunitense Quintessential, che la definì la “nuova Parmalat”. La Procura aprì un’inchiesta per bancarotta e manipolazione del mercato, sfociata in un processo che si è chiuso in primo grado, nel novembre 2024, con otto condanne. Astorri, all’epoca presidente, è stato condannato a otto anni, così come il suo vice, Cicognani. Ora è pendente l’appello, ma la data di inizio non è ancora stata fissata.

Cicognani e la richiesta danni a Quintessential

Nel frattempo, Cicognani, assistito dagli avvocati Paolo De Miranda e Giorgio Meo, come detto ha fatto causa a Grego, il legale rappresentante del fondo Quintessential, sostenendo che quel report era stato “un attacco speculativo infamante condotto dolosamente da Salom (Maurizio Salom aveva redatto il parere tecnico alla base del report; ndr), che rivestiva il ruolo di sindaco in una società diretta concorrente, e da Grego, il quale aveva ’scommesso’ contro la crescita di Bio-on, prendendone in prestito i titoli per venderli sul mercato e guadagnarne il controvalore in attesa che il titolo si svalutasse (operazione che nel gergo finanziario si chiama short selling)”.

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Grego, con gli avvocati Daniele Vecchi, Marcello Migliaccio e Alexia Armaroli, ha ribattuto colpo su colpo, chiarendo che “non vi erano gli estremi di una responsabilità per diffusione di notizia false, visto che il report analizzava incongruenze ed opacità poi rilevatesi veritiere”, tanto nella procedura fallimentare quanto nel processo penale. Cicogani, peraltro, era stato pure multato dalla Consob.

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Il giudice Gentili ha dato ragione a Grego

Alla fine, il giudice Gentili ha dato ragione a Grego: “Nel caso di specie – scrive nella sentenza depositata il 27 marzo –, le opacità e manchevolezze nella gestione di Bio-on, per come riscontrate nel report di Quintessential, non possono essere definite denigratorie, perché, sebbene in astratto possano essere offensive, in concreto si sono rivelate sufficienti a condurre prima all’indagine della Procura..., poi alla richiesta di rinvio a giudizio e all’applicazione di misure cautelari nei confronti del management di Bio-on, tra cui Cicognani, e, infine, anche alla condanna di quest’ultimo in primo grado (per manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali), proprio in relazione alle condotte prospettate in modo generico nel report”. Insomma, il report era veritiero. Ed è Cicognani ora a dover pagare.

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© il Resto del Carlino