Bologna è la nuova capitale. Gioia, sofferenza e infine l’estasi. Nel secondo supplementare la magia di Cambiaghi vale i quarti
Rowe la sblocca, ma Ndicka sfrutta nel migliore dei modi un calcio d’angolo e pareggia. Bernardeschi su rigore e Castro scappano, poi il penalty di Malen e l’ultimo assalto di Pellegrini.
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Non sarà forse la Partita del secolo, ma per i bolognesi la vittoria sulla Roma di ieri sera è più di un’impresa: è qualcosa di molto simile a un sentimento forte, che il tempo e gli eventi non potranno mai cancellare. Mai. Il Bologna ora ha il suo personalissimo 4-3 da custodire nella cassaforte della Storia. Non sarà la semifinale del Mondiale del 1970, non sarà Italia-Germania di Città del Messico, lungi da noi rischiare di profanare uno dei vangeli del calcio italiano: ma che cos’hanno fatto i rossoblù? Di che cosa sono stati capaci?
Un’altra sera dei miracoli, dopo quel 14 maggio di un anno fa. Dalla Coppa Italia vinta al pronostico ribaltato per questi ottavi di Europa League. Sembrava impossibile, tanto che quando, al minuto centoundici, quel tiro di Nicolò Cambiaghi ha colpito il palo, ci aspettavamo tutti che il pallone uscisse. E invece no: è entrato, camminando sulla linea, oltre le spalle di Svilar, sfidando le leggi delle emozioni, prima ancora che della fisica. Gol. Quattro a tre per il Bologna. E’ finita. Ai quarti di finale ci va il Bologna di Vincenzo Italiano che sfiderà l’Aston Villa di mr. Europa League, Unai Emery (9 e 16 aprile, andata al Dall’Ara). A Gian Piero Gasperini restano le briciole di un campionato che vede i giallorossi a meno tre dal quarto posto che vale la Champions e, a questo punto, una stagione intera.
Più che una partita, è stato un kolossal, quello dell’Olimpico. Duecentodieci minuti (più recupero) con dentro di tutto: colpi di classe, colpi proibiti, emozioni, maledizioni, chi più ne ha, più ne metta. Vero, i primi novanta minuti avevano lasciato aperto ogni scenario e l’uno a uno di una settimana fa - troppo severo nei confronti di un Bologna dominante per 70’ e punito da un errore di Joao Mario – aveva ridotto le distanze da una Roma che sembrava favoritissima dopo l’urna di Nyon. Italiano aveva confermato lo stesso undici del Dall’Ara, senza l’infortunato Skorupski e lo squalificato Miranda. Dall’altra parte, invece, Gasperini ha dovuto riproporre la stessa Roma di Como perché, a differenza del Bologna a Reggio Emilia, non poteva concedersi il lusso di far riposare i migliori in riva al lago. Le novità erano Pisilli e Koné, anche se la partita del francese è durata 20’ per infortunio: dentro Pellegrini. La partita fino a quel punto aveva galleggiato su un sostanziale equilibrio, tra un Bologna intenso e accorto e una Roma non troppo sicura di sé, nonostante la spinta dell’Olimpico. Meglio i rossoblù per atteggiamento e, infatti, trovano il vantaggio al 22’: lancio di Joao Mario, Castro lavora un gran pallone per Rowe che, immarcabile, dal limite calcia a giro e batte Svilar. Bernardeschi sfiora il 2-0, poi entra in azione la variabile Pellegrini: al 31’ una sua punizione da 30 metri scheggia il palo e il pallone viene buttato in corner da cui arriva il pari. Sinistro ancora di Pellegrini, N’dicka di testa batte Ravaglia. Quando la gara sembra trascinarsi all’intervallo, ecco El Shaarawy stendere Zortea in area.
Per Kovacs, arbitro dell’ultima finale di Champions, zero dubbi: è rigore, confermato anche da check del Var. E Bernardeschi dal dischetto spiazza Svilar: 2-1. La ripresa prende subito la piega rossoblù, e il tris arriva al 58’: Rowe dà fastidio a Cristante, poi ruba palla a N’Dicka e allunga per Castro che di destro, in corsa, butta giù la porta. Sembra finita. Ma inizia a giocare Robinio Vaz, buttato dentro un minuto prima del tris al posto di El Shaarawy. Il francesino classe 2007 fa saltare gli equilibri: al 68’ si conquista un rigore (spinta di Freuler) realizzato da Malen e all’80’ crossa per il 3-3 di Pellegrini. La sentenza al 111’ del secondo supplementare, confezionata sull’asse Dallinga-Cambiaghi, entrati per Castro e Rowe: l’esterno azzurro non perdona, palo e gol. Inferno Roma. Per il Bologna il paradiso ha le porte dei quarti di finale e ancora il cielo dell’Olimpico.
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